Ma ve lo ricordate il tempo della rivoluzione della politica fatta dal basso? Dico, vi ricordate Beppe Grillo che ci teneva a spiegarci che gli eletti del Movimento 5 Stelle (che in quel momento erano pochissimi, qualche consigliere comunale, tantissimo materiale video) sarebbero stati dei meri portavoce esecutori delle decisioni prese dai vari Meetup (ve li ricordate i Meetup?) sul territorio e poi dalla piattaforma Rousseau? Era il tempo in cui qualcuno accusava addirittura il Partito Pirata (che la rete la usava davvero, per ratificare le decisioni) di voler essere una copia del Movimento. Erano gli anni della discussione su democrazia diretta democrazia liquida, gli anni in cui si teorizzava che i cittadini potessero esercitare il proprio potere legislativo utilizzando gli eletti del Movimento come semplice raccordo tra le decisioni prese dalla base e le istituzioni.

Tenetelo bene a mente perché il giorno che Bersani accettò lo streaming del suo incontro con il Movimento 5 Stelle fu naturale per molti ritenerlo perfettamente in linea con lo spirito del Movimento e allo stesso modo furono in molti a sostenere che lo streaming delle sedute (dai consigli comunali, le commissioni, fino alle direzioni di partito) dovessero essere trasparenti, accessibili. Fare delle istituzioni una casa di vetro, dicevano. Evviva, che bello, tutti ad esultare, gli altri a mettersi in scia (le direzioni del PD in streaming sono figlie di quel tempo) e la politica che si riversava su youtube.

Ora proviamo a osservare il presente. Il Movimento 5 Stelle da quasi 60 giorni sta trattando con i partiti dell'arco parlamentare per la formazione di un governo e improvvisamente gli eletti diventano i portatori della narrazione di ciò che è successo. Non ci sono vetri nei loro incontri con questo o quel leader di partito ma (quando va bene) il racconto di una delle due parti e (quando va bene) la risposta di quell'altro letta sui quotidiani. E poiché da sempre una trattativa politica inizia cedendo qualcosa da entrambe le parti ad oggi non sappiamo quali siano le garanzie chieste dalla Lega al Movimento 5 Stelle e nemmeno il contrario. "Voteremo il contratto" dice Casaleggio, fingendo di non sapere che in politica (e non solo in politica) il percorso con cui si arriva a un accordo è politica. Dichiarare che la votazione sul contratto finale con la Lega di Salvini sia abbastanza per riempirsi la bocca di democrazia diretta significa ritenere le altre forze politiche tutte uguali perché tutte utili per raggiungere il proprio scopo. Ci sta, per carità, in una democrazia parlamentare: peccato che sia in tutto e per tutto una contraddizione con la linea che si è portata avanti fino ad ora. Dal "non ci alleiamo con nessuno" al "ci alleiamo con chiunque possa essere utile per portare avanti le nostre idee" (anche se, come nel caso della Lega, si trascina diversi problemi giudiziari proprio sui rimborsi che sono un feticcio tutto grillino) non dovrebbe essere un cambio di linea da sottoporre alla rete? Fare uno streaming dei "saggi" (cit.) non sarebbe stato opportuno se non addirittura obbligatorio viste le regole e le modalità che il M5S si era dato?

Per carità, ognuno è libero di cambiare idea. Ma non è libero di fingere che non succeda. Almeno questo.