Bella Ciao e l’Inno di Mameli potevano finire nelle mani di un fondo estero

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Inno di Mameli, 2026
Il paradosso dei diritti d’autore su “Bella Ciao”, “Fischia il vento” e “Bandiera Rossa”: perché l’Italia avrebbe potuto perdere i master e i diritti d’utilizzo di queste canzoni.

L'Italia avrebbe potuto perdere i master e i diritti d'utilizzo in altre opere multimediali, come film e serie tv, di brani come "Bella Ciao", "Bandiera rossa", l'Inno di Mameli e "Fischia il vento". Nelle scorse ore, l'etichetta indipendente italiana Just Entertainment, guidata da Sergio Cerruti, già presidente dell'AFI e amministratore delegato di AFI Servizi, ha annunciato l'acquisto del catalogo musicale della Fonola Dischi, facendo rimanere in Italia alcune delle opere più importanti del ‘900 italiano, che sarebbero potute passare a un fondo d'investimento estero. Non sono state ancora rese note le cifre dell'accordo.

Per capire la pericolosità del passaggio all'estero di brani come l'Inno di Mameli, ma anche "Bella Ciao" e "Bandiera rossa", basti pensare che essendo gli autori ormai scomparsi da oltre 70 anni, l'utilizzo del testo e della partitura originale è di pubblico dominio. Discorso a parte merita "Fischia il vento". Infatti, le parole furono scritte alla fine del 1943 dal medico e partigiano Felice Cascione, caduto in combattimento nel 1944, con i termini legali decorsi dal 1° gennaio 2025. Diversa invece la situazione legata alla melodia della canzone che appartiene al musicista russo Matvej Isaakovič Blanter. Poiché Blanter è deceduto nel 1990, la tutela legale sulla sua composizione rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2060, diventando poi di pubblico dominio.

Tuttavia, il rischio vero risiedeva nell'utilizzo delle registrazioni originali. La vendita all'estero avrebbe consegnato a un fondo straniero la proprietà esclusiva degli specifici arrangiamenti storici e dei master già depositati e registrati nei decenni dalla Fonola. Ma, cosa ancora più importante, se una produzione cinematografica o televisiva, anche italiana, avesse voluto utilizzare per un film la specifica esecuzione storica dell'Inno di Mameli, avrebbe dovuto negoziare la licenza per i cosiddetti diritti di sincronizzazione. Questa trattativa sarebbe avvenuta con un fondo estero, anche se appartenente a un repertorio storico italiano. Una situazione che avrebbe potuto complicare ancora di più la natura evocativa di questi brani e il loro significato nella cultura popolare italiana, soprattutto se legati alla decisione di un'azienda all'estero che avrebbe potuto negare il permesso d'utilizzo delle stesse canzoni.

Senza dimenticare il retaggio storico della Fonola Dischi. Si tratta di una delle prime e più antiche etichette discografiche italiane, fondata nel 1929. Dopo l'apertura della prima sede a Milano, in via Ariberto 21, si è poi trasferita in via Leopardi 25 sempre nel capoluogo lombardo, prima del definitivo spostamento ad Arona, in Piemonte. L'intero catalogo dell'etichetta supera i 1000 titoli, contenendo non solo canti della resistenza, o inni nazionali come quello di Mameli, ma anche i primi 78 giri stampati nel dopoguerra, come le prime incisioni di Aldo Cesati nell'ottobre 1945.

A impreziosire il catalogo contribuiscono inoltre le storiche incisioni di Claudio Villa e Peppino di Capri. A questo si aggiunge un vastissimo repertorio regionale, soprattutto emiliano, con brani di liscio, ma anche canti folkloristici di formazioni come Le Mondine. L'etichetta, negli anni '70, ha esplorato anche il mercato musicale televisivo, curando la pubblicazione delle sigle di cartoni animati storici, di cui la più celebre è "Capitan Harlock".

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