Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

“Il Nobel a Navi Pillay pietra tombale su chi nega il genocidio a Gaza”: l’analisi del giurista Luigi Daniele

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Navanethem "Navi" Pillay, Premio Nobel per la Pace 2026
Per il giurista Luigi Daniele il Nobel per la Pace a Navy Pillay è una “pietra tombale su quei meccanismi propagandistici di post-verità che le forze che hanno plaudito al genocidio nel mondo, inclusa l’Italia, hanno messo in campo per provare a convincere i cittadini occidentali a non credere a ciò che avevano dinanzi agli occhi”. Ovvero il genocidio a Gaza.
Intervista a Luigi Daniele
Giurista e docente di diritto internazionale all'Università del Molise

Il Premio Nobel per la Pace 2026, assegnato questa mattina a Navanethem "Navi" Pillay "per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale", non è solo un riconoscimento a una straordinaria carriera spesa per i diritti umani, ma rappresenta un potente segnale politico in un momento storico di profonda crisi per l'ordine internazionale. A sottolinearne la portata e le implicazioni è Luigi Daniele, giurista e docente di diritto internazionale all'Università del Molise, autore del saggio "Il diritto del più forte. La distruzione dell'ordine internazionale".

Secondo Daniele, l'assegnazione del Nobel a Pillay assume un valore cruciale nell'attuale panorama geopolitico e soprattutto alla luce delle atrocità commesse negli ultimi tre anni da Israele nella Striscia di Gaza: "È molto significativo che questo premio venga assegnato a questa giurista, la presidente della commissione indipendente di inchiesta ONU che ha concluso sul genocidio a Gaza". La figura di Pillay, ricorda l'esperto italiano, è profondamente radicata nella giurisprudenza internazionale, essendo stata anche presidente del Tribunale Penale Internazionale per l'ex Jugoslavia, dove "ha scritto pagine cruciali di giurisprudenza internazionale sul crimine di genocidio" a cui si rifà la stessa Corte Internazionale di Giustizia stessa, quella che dovrà giudicare le violazioni della convenzione sul genocidio da parte di Israele nel contesto palestinese.

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Il professor Luigi Daniele

Questo intreccio di ruoli e competenze non è casuale ma "ci dimostra che questo premio ha un valore particolare nell'attuale fase, è un Nobel che ci dice che nella comunità internazionale non valgono solo i brutali rapporti di forza geopolitici, ma valgono il prestigio, valgono gli orientamenti delle istituzioni internazionali, valgono, diciamo, anche le mobilitazioni della società civile a livello globale".

L'impatto di questo premio va però ben oltre il riconoscimento personale. Il Nobel a Pillay è una "ennesima pietra tombale su quei meccanismi propagandistici di post-verità che le forze che hanno plaudito al genocidio nel mondo, inclusa l'Italia, hanno messo in campo per provare a convincere i cittadini occidentali a non credere a ciò che avevano dinanzi agli occhi". Il riferimento è alla narrazione che circonda il conflitto a Gaza, alla sistematica negazione dei crimini di guerra e contro l'umanità commessi praticamente in "mondo visione". "Sta crollando il negazionismo che ha accompagnato questo genocidio". Un negazionismo, prosegue Luigi Daniele, che ha rappresentato "uno dei meccanismi che hanno dato ossigeno al genocidio stesso".

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Gaza

A poche ore dall'assegnazione del Nobel Israele ha commentato sostenendo che "la commissione ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall'inferno", in riferimento al gerarca nazista, Ministro della Propaganda del Terzo Reich. Secondo Netanyahu il premio è stato dato a una "donna che diffuso la demonizzazione degli ebrei". Non è un caso che da parte israeliana si evochino Goebbels e l'antisemitismo: è quello che il governo di Tel Aviv ha sempre fatto. Per Daniele, "ancora una volta ci troviamo di fronte a un utilizzo svergognato della storia, con il nazismo che viene evocato in ogni salsa e in ogni dove, tranne laddove si commettono crimini internazionali che hanno la stessa qualificabilità giuridica di quelli per cui furono condannati i gerarchi nazisti". Il riferimento a Norimberga non è casuale: "Pur nella innegabile differenza di scala, di portata e di contesto, non dobbiamo dimenticare che i gerarchi nazisti a Norimberga furono condannati non di genocidio, ma di crimini contro l'umanità, che sono i crimini per cui sono ricercati Netanyahu e Gallant dalla Corte Penale Internazionale".

Ed è proprio la Corte Penale Internazionale (CPI) l'altro grande attore su cui questo Nobel getta un fascio di luce, in un momento in cui l'istituzione si trova sotto attacco: erano trascorse poche ore dall'assegnazione del premio a Pillay quando l'amministrazione di Donald Trump ha imposto, per punizione, sanzioni contro la CPI. Ebbene, secondo Luigi Daniele quelle sanzioni puntano "a distruggere, e lo dice Rubio stesso, la Corte Penale Internazionale". In questo contesto, il premio alla giurista sudafricana, che è stata anche giudice della CPI, assume una valenza protettiva: "Navi Pillay è stata anche giudice della Corte Penale Internazionale. Per cui, oltre a un chiaro riconoscimento del coraggio nella denuncia di genocidio, c'è secondo me da parte del Comitato del Nobel anche un segnale di difesa di istituzioni come la CPI".

Di fronte a queste pressioni, l'Europa, secondo Daniele, avrebbe gli strumenti per intervenire, se solo ne avesse il coraggio: "E noi lo sappiamo che gli strumenti esistono tutti, la Commissione Europea potrebbe semplicemente attivare il regolamento di blocco delle sanzioni straniere illegali per neutralizzare gli effetti di queste misure di stampo sostanzialmente mafioso contro un'istituzione giurisdizionale, e quindi avere un ruolo fondamentale nel salvare la Corte e la praticabilità delle sue attività". Insomma, il Nobel a Navi Pillay non è solo una medaglia, ma un monito e uno scudo per le istituzioni del diritto internazionale, oggi più che mai sotto assedio. E una risposta ferma contro il tentativo di negare il genocidio di Gaza.

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