Un combattente per la libertà e la democrazia. Se dovessimo riassumere chi è Lorenzo Orsetti, l'italiano di 33 anni ucciso dall'Isis a Baghuz, ultima roccaforte dello Stato Islamico in Siria, dove da giorni imperversa la battaglia, potremmo utilizzare poche parole. Definirlo "foreign fighters" – come pure alcuni stanno facendo paragonandolo ai combattenti che si arruolano nell'Isis – sarebbe profondamente sbagliato perché Orsetti aveva deciso di imbracciare le armi e combattere per i valori di giustizia e libertà, e non certo per il fanatismo religioso e l'oscurantismo.

Nato a Firenze 33 anni fa, da oltre un anno Lorenzo si era arruolato con le truppe curde delle Unità di protezione dei popoli (Ypg), impegnate nell’offensiva nell’est della Siria con le Forze siriane democratiche (Fds) e sostenute dalla coalizione a guida statunitense. I suoi compagni gli avevano attribuito il nome di battaglia di Tekoşer e no, Lorenzo non era uno sprovveduto appena arrivato in una zona di guerra e caduto per imperizia: già nel marzo dello scorso anno aveva infatti partecipato alla liberazione della città di Afrin dall'invasione dei miliziani dello Stato Islamico. "Qui la situazione è pessima, il nemico sta bombardando. Ci sono tante donne, bambini, la popolazione ha paura, ma sta reagendo con grande coraggio", spiegava un anno fa – il 17 marzo del 2018 – in un'intervista rilasciata al Corriere.

Fiorentino doc, Lorenzo dopo il diploma ha lavorato per anni nel campo della ristorazione facendo il cuoco, il sommelier e il cameriere. Poi ha deciso di dare seguito ai suoi ideali e sostenere la lotta e il progetto politico del popolo curdo: "Vogliono costruire una società più giusta più equa. L’emancipazione della donna, la cooperazione sociale, l’ecologia sociale e, naturalmente, la democrazia. Per questi ideali sarei stato pronto a combattere anche altrove, in altri contesti. Poi è scoppiato il caos a Afrin e ho deciso di venire qui per aiutare la popolazione civile a difendersi", diceva Lorenzo.

In un'intervista rilascia a Fausto Biloslavo per il sito ‘Occhi della Guerra', Lorenzo spiegava che la lotta contro i jihadisti dello Stato islamico Orsetti è "dura", aggiungendo che "un paio di volte sono quasi riusciti ad accerchiarci. Nel deserto hanno contrattaccato e travolto le nostre postazioni. Quando iniziano a morirti i tuoi compagni accanto, soprattutto per le mine e i cecchini, non lo dimentichi. Adesso molti miliziani stranieri si arrendono, ma spesso si sono fatti saltare in aria quando non avevano vie di scampo". "Lo Stato islamico – affermava – è un male assoluto. Questa è una battaglia di civiltà".

A chi gli domandava se temeva di subire conseguenze al suo rientro in Italia, dove la legge prevede dure punizioni nei confronti dei Foreign Fighters, Orsetti spiegava: "Diciamo che se dovessi tornare in Italia non mi preoccuperei troppo delle conseguenze. Io non ho nessuna remora morale, sto facendo la cosa giusta, sono a posto con la mia coscienza. Siamo qua e qua resteremo fino all’ultimo. Un po’ perché non c’è nient’altro da fare, un po’ perché è la cosa giusta da fare. Combattiamo".

La mamma di Lorenzo Orsetti: "Voleva aiutare un popolo oppresso"

La notizia della morte di Lorenzo Orsetti è stata confermata poco fa dall'YPG. Sua madre Annalisa, intervistata dall'Ansa, ha raccontato di aver appreso dal TG3 della scomparsa di suo figlio: "Stavo sonnecchiando quando ho sentito il nome di Lorenzo e ho intravisto la sua fotografia al Tg3 della Toscana… Cos'è successo? E' da ieri che Lorenzo non risponde al telefono. E' un anno e mezzo che è partito, voleva aiutare un popolo oppresso – aggiunge – ma io non dormo più. Noi eravamo contrari alla sua partenza, io non riesco piu' a dormire la notte, ma lui voleva aiutare questo popolo oppresso".