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Poche ore fa Vittorio Arrigoni è stato rapito a Gaza da un gruppo islamico salafita, vicino ad Al Qaeda e in opposizione ad Hamas. Nel video postato su YouTube viene comunicato che il pacifista italiano  sarà giustiziato domani alle 17.00 ora locale (le 19.00 in Italia), se Hamas non rilascerà alcuni prigionieri politici salafiti, tra cui Hesham al-Sa'eedni, in prigione dallo scorso mese. "Se la nostra richiesta non sarà esaudita entro 30 ora a partire dalle 11.00 del mattino del 14/4/2001, il prigioniero sarà giustiziato al termine di questo periodo" si può leggere nelle righe che appaiono nel filmato. I rapitori, tra le altre cose, accusano il cittadino italiano di diffondere "i vizi occidentali" e il nostro governo di combattere contro i paesi islamici.

"Vittorio Arrigoni è principalmente un attivista per i diritti umani dell'International Solidarity Movement": si presenta con queste parole, su Facebook, il 36enne di Besana Brianza. Racconta di vivere a Gaza da circa tre anni, impegnato nei Territori Occupati per fornire testimonianze autentiche su quanto sta avvenendo nella Striscia, sia per mezzo del quotidiano Il Manifesto sia attraverso il suo blog ‘guerrilla radio‘. Nel corso della sua esperienza ha anche pubblicato un libro intitolato "Gaza: Restiamo Umani" (come si può vedere nel video).

Il suo ultimo post sul suo blog è di ieri, 13 aprile: "4 lavoratori sono morti ieri notte per via del crollo di uno dei tunnel scavati dai palestinesi sotto il confine di Rafah Tramite i tunnel passano tutti i beni necessari che hanno permesso la sopravvivenza della popolazione di Gaza strangolata da 4 anni dal criminale assedio israeliano. Dai tunnel riescono a entrare nella Striscia beni principali quali alimenti, cemento, bestiame".

Due anni fa Vittorio fu minacciato di morte dal stoptheism.com, sito che invita a assassinare i cooperatori dell'ISM presenti a Gaza, tra cui l'italiano Arrigoni, è indicato come target n.1 con tanto di foto, dettagli e segni particolari per poterlo identificare – insieme ad una lista di altre persone – e viene fornito perfino un numero di telefono negli Stati Uniti per poter segnalare all’esercito israeliano l’eventuale avvistamento.

Nel 2008 Arrigoni fu arrestato dalle autorità israeliane ed espulso dallo Stato ebraico insieme con un cittadino americano e uno britannico, tutti membri dell'Ism e a 14 pescatori palestinesi. Secondo la marina israeliana il gruppo si trovava a bordo di un peschereccio palestinese, al di fuori della zona di pesca autorizzata dalle autorità israeliane. Quell'esperienza fu raccontata dall'attivista attraverso le pagine de Il Manifesto: "Eravamo a sei miglia dalle coste di Gaza, ovvero in base ai trattati internazionali incontestabilmente in acque palestinesi: il che significa che il nostro non fu un arresto, ma un rapimento vero e proprio". In seguito, insieme ai due colleghi, Arrigoni fu portato in un carcere di Ramle dove gli furono negati diversi diritti, tra i quali "contattare l'avvocato o il consolato a mia discrezione, piuttosto che a quella dei miei secondini".

UPDATE

Vittorio Arrigoni è stato ucciso. La polizia di Hamas riferisce che il corpo dell'attivista italiano è stato trovato impiccato in una casa abbandonata di Gaza City. Il gruppo jihadista salafita che lo aveva sequestrato ieri lo ha giustiziato senza neanche attendere l’ultimatum, fissato in teoria alle 17 di oggi (ora locale, le 19 in Italia), per il rilascio dei “confratelli” detenuti, tra i quali anche il loro leader Husham al-Suaidani.

La notizia, confermata anche dalla Farnesina, è stata data da Ehab el-Ghoussein, portavoce del ministero dell’Interno di Hamas. “Fin dall’inizio l’intenzione dei rapitori era di uccidere la loro vittima, dal momento che l’omicidio è avvenuto dopo un breve lasso di tempo dalla sua cattura“, ha spiegato in conferenza stampa il membro del gruppo che controlla l'enclave palestinese. Fonti delle forze di sicurezza di Hamas nel frattempo avevano comunicato l'arresto di due sospetti, precedente al barbaro assassinio di Arrigoni, mentre rimane in corso la caccia all'uomo alla ricerca di ulteriori complici degli assassini.

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I sequestratori del volontario italiano lo ritenevano un infiltrato dei servizi segreti occidentali che raccoglieva informazione sul loro conto, come riporta adnkronos, citando il sito israeliano di intelligence Debka. Gli estremisti salafiti lo avrebbero dunque catturato per strappargli con la forza una confessione, prima di ucciderlo.

Nell'articolo pubblicato oggi da Il Manifesto si legge: "Vittorio Arrigoni, l'attivista dell'International solidarity movement, per ‘il manifesto' ha raccontato dal vivo gli orrori dell'operazione Piombo Fuso e la situazione drammatica dei palestinesi della Striscia. Ai familiari, agli amici, ai compagni di Vittorio va l'abbraccio di tutto il collettivo del manifesto".