Tende scuola a Gaza per i bimbi palestinesi, nasce il gemellaggio con l’Italia: “Si scambiano disegni e canzoni”

Una lavagna appoggiata al bordo della tenda di plastica, i bambini e le bambine seduti a terra come l’insegnante: queste sono, oggi, le tende-scuole a Gaza. Le stesse tende dove 637.474 giovani e bambini in età scolastica (censimento OCHA di aprile 2026) sono costretti a vivere, dormire, mangiare e studiare da quasi tre anni.
A Gaza la distruzione sistematica non ha risparmiato nulla, azzerando le infrastrutture, le abitazioni e colpendo in via prioritaria università, accademie e complessi didattici. Eppure, tra la polvere e i rifugi sovraffollati nella zona di Al-Zawayda, nel centro della Striscia, risuona una richiesta che i palestinesi hanno avanzato con fermezza, ancor prima di invocare la ricostruzione delle proprie case: il rispetto del diritto allo studio, la cultura, la necessità di riavere spazi di formazione, per non condannare all'analfabetismo un'intera generazione di bambini.
È in questo perimetro di resistenza che si inserisce il gemellaggio solidale tra la scuola dell'infanzia e primaria "Carlo Pisacane" di Roma e la scuola-tenda modello "Adam" a Gaza, che nel giro di pochi mesi ha coinvolto tante altre tende-scuola nella Striscia, di ogni ordine e grado, così come nel resto d’Italia.
"Il sistema scolastico ufficiale a Gaza è ridotto a zero, non esiste più", spiega a Fanpage.it Meri Calvelli, dell’Ong italiana ACS, "così, prima ancora di chiedere la ricostruzione delle abitazioni che sono state distrutte, i palestinesi di Gaza ci hanno chiesto la possibilità di riavere gli spazi di formazione, di studio e le scuole che sono state anch'esse tutte distrutte. Da due anni e mezzo i bambini non vanno a scuola. La generazione che doveva iniziare la prima elementare nel 2023, è rimasta analfabeta. E questo è uno dei più grandi drammi oggi a Gaza. Così abbiamo subito accolto la richiesta, inizialmente le lezioni sono state ripartite grazie al volontariato di educatori, maestre e operatori locali che hanno compreso l'urgenza di sottrarre i più piccoli a un vuoto educativo drammatico. È in questo contesto che nasce il gemellaggio con alcune scuole italiane”.
L'allestimento iniziale delle tende-scuola contava su strutture improvvisate, fatte di plastica e bastoni. Oggi i bambini possono usufruire di tende più ampie e pulite, sebbene stipate all'interno di quell'esiguo lembo di terra rimasto libero dalle operazioni militari israeliane (linea gialla) e dalle tonnellate di macerie causate dai bombardamenti. All'interno di queste strutture, gli insegnanti gazawi tentano quotidianamente di ricucire il tessuto della normalità.
A testimoniare lo sforzo quotidiano è la maestra Rajaa, che nel campo profughi di Al-Zawayda si occupa della scuola dell'infanzia: "Siamo sfollati in un campo nel centro della Striscia di Gaza, qui insegno ai bambini nella fase della prima infanzia le lettere e i numeri, attraverso il gioco, le attività ricreative, i disegni e le canzoni, perché questa fase si basa sul gioco e sullo sviluppo delle competenze fondamentali dei bambini".
Accanto a lei, la maestra Samah segue i bambini più grandi della scuola primaria: "La giornata scolastica all'interno della classe inizia sempre con il ‘discorso del mattino', che usiamo per rassicurare i bambini e prepararli psicologicamente. Poi spieghiamo la lezione con un metodo semplificato, basato sul racconto di storie, sul dialogo e sulla discussione, mantenendo una costante interazione con gli studenti. Utilizziamo anche la scrittura sulla lavagna e la lettura come strumenti fondamentali per rafforzare la comprensione".
Del supporto psicologico si occupa la dottoressa Zeinab, psicologa, specialista e co-fondatrice della tenda-scuola “Adam”: "Offro servizi di supporto psicologico all'interno della tenda educativa, lavorando con diverse fasce d'età: bambini, giovani, e anche donne e uomini. Lo faccio attraverso sessioni di consulenza sia individuali che di gruppo, con l'obiettivo di promuovere la salute mentale e alleviare lo stress psicologico in queste difficili circostanze".
Insieme a Zainab ad aver ideato il progetto pilota della tenda-scuola “Adam” e di gemellaggio con l’Italia è stato Sami Khalil Al-Haj. "Le possibilità di insegnamento a Gaza sono cambiate radicalmente e in modo drammatico negli ultimi tre anni. L'occupazione israeliana ha azzerato completamente le infrastrutture e ogni mezzo di sostentamento, devastando l'intero settore educativo, dagli asili alle università. Per questo siamo stati spinti a cercare un'alternativa nelle tende educative o tende scuola”, spiega l’uomo a Fanpage.it, “per lavoro mi sposto tra il nord, il centro e il sud della Striscia di Gaza, dove offriamo servizi educativi, pedagogici e ricreativi per i bambini, regalando loro momenti di gioia, felicità e supporto psicologico. In ogni luogo in cui ci spostiamo, cerchiamo di creare uno spazio di vita all'interno dell'educazione, un luogo in cui i bambini possano sentirsi al sicuro per imparare, giocare e ritrovare un pezzo della loro infanzia. Vogliamo dimostrare che continueremo a portare avanti l'istruzione, nonostante questo sia il più semplice ed elementare dei diritti".

A raccogliere la sfida a Roma è stata la maestra Roberta, docente dell'istituto Pisacane e referente italiana del progetto di gemellaggio con Gaza. Invitata dall'associazione dei genitori a una prima, spontanea chiamata a distanza con Samy e Zeinab, Roberta ha deciso immediatamente che avrebbe supportato i due insegnanti gazawi.
"La nostra è una scuola aperta e partecipata, che già in passato aveva vissuto un gemellaggio con Kobane, nel Nord Est della Siria. Quando ho proposto l'idea al collegio docenti, l'approvazione è stata unanime, supportata poi dal Consiglio della Scuola e dalle famiglie", racconta la maestra Roberta. La scuola "Adam" nasce originariamente al Nord di Gaza come asilo, poi distrutto dall’aviazione israeliana e “ricostruito” come tenda-scuola dagli educatori gazawi; così l'istituto romano ha coinvolto l'intera scuola dell'infanzia, attivando un canale quotidiano nelle sezioni dei bambini dai 3 ai 6 anni. "Nel nostro progetto l'abbiamo chiamata didattica della vicinanza nella distanza, l'esatto opposto di ciò che eravamo stati costretti a vivere con l'isolamento del Covid", spiega la maestra romana, "per gli educatori e i bambini di Gaza sentire il supporto di una scuola reale situata a migliaia di chilometri di distanza è fondamentale".
Niente lezioni in diretta, le barriere linguistiche e, soprattutto, l'assenza di reti internet stabili sotto i tendoni di Gaza rendono impossibili i collegamenti frontali. Lo scambio avviene su WhatsApp tramite l'invio di disegni e canzoni.
La comunicazione segue canali di commovente spontaneità: "Se noi facciamo un gioco in classe, lo filmiamo e lo mandiamo a loro; i maestri a Gaza lo ripropongono e ci rimandano il video", racconta ancora la referente italiana, "i bambini romani guardano i video proiettati in classe e restano sbalorditi dicendo: ‘Ma come hanno fatto?'. Hanno capito benissimo che i loro amici di Gaza non hanno più una casa o una scuola a causa della guerra, e che ora devono fare lezione sotto una tenda".
Questo contatto continuo permette ai più piccoli della Striscia di rompere la gabbia del proprio isolamento. Lo descrive con emozione Sami: "I bambini aspettavano i disegni dall'Italia con grande trepidazione e si rallegravano molto nel vedere i lavori dei bambini italiani o nel sentire le loro parole di sostegno e affetto. Questo legame ci ha dato la forza di continuare portando la gioia nei cuori dei bambini nonostante le difficili condizioni, il dolore e le ferite. Abbiamo sentito che il messaggio dell'educazione riesce ancora a raggiungere il mondo."
Oltre all'alto valore pedagogico, che la maestra Roberta definisce "un esempio straordinario di criterio di cittadinanza globale, un ponte spontaneo dove non esiste il discorso del conflitto", il progetto ha anche risvolti materiali. Tramite i canali di solidarietà attivati dai genitori e i crowdfunding dell'Ong Acs, vengono inviati aiuti economici che servono a coprire i minimi salari delle maestre della Striscia e ad acquistare il materiale didattico direttamente all'interno di Gaza. A causa del blocco totale, infatti, penne e quaderni non possono entrare dall'esterno e vanno cercati, a prezzi folli, nel mercato nero locale.
"Mantenere questo legame richiede uno sforzo emotivo molto grande", ammette la maestra Roberta, descrivendo i continui messaggi che riceve ogni giorno da Sami e Zeinab. "Ti confronti con persone che vivono quotidianamente con i droni sulla testa. Ma la cosa straordinaria è che loro non mi trasmettono mai la disperazione; ribaltano tutto in positivo. Mi dicono: ‘Oggi abbiamo sentito i bombardamenti qui vicino, ma siamo vivi, abbiamo la nostra resilienza e risorgeremo dalle macerie’”, continua commossa.
I docenti di Gaza sanno bene che le tende-scuola sono fucine di futuro per la Striscia. "Tramite questo ponte i bambini gazawi stanno imparando a leggere e a scrivere", conclude la referente italiana, "un domani saranno loro a riscrivere la propria storia, e sono convinta che anche i nostri alunni a Roma, grazie a questo scambio, avranno compreso da quale parte della storia sia giusto stare".