"Siccome per la serie “gli argomenti più stupidi del mondo” il Pd dice di non poter ‘sfiduciare’ il ministro Cancellieri perché non si può votare la mozione del M5s, segnalo che ne possiamo presentare una noi. Martedì presenterò un testo all’assemblea del gruppo. Così la smettiamo con l’ipocrisia di chi parla di motivi di opportunità politica senza fare nulla di concreto. Non se ne può più". Con questo breve post, pubblicato sul suo blog poche ore fa, Pippo Civati (che abbiamo intervistato qui, in merito alla lunga campagna per le primarie del Partito Democratico) esce allo scoperto e ribadisce la sua volontà di non considerare prematuramente chiusa la questione Cancellieri. Del resto proprio in queste ore arrivano le prime conferme sulla possibilità che il ministro venga indagato per le telefonate fatte in merito all'interessamento per le condizioni di Giulia Ligresti, figlia di Antonino, detenuta (e poi assegnata ai domiciliari) per la questione Fonsai.

Una intenzione, quella di Civati, rafforzata dal successivo post nel quale elenca anche le retromarce passate del Pd: dal caso Shalabayeva ("D’Alema, Finocchiaro e Cuperlo avevano fatto capire che si auguravano le dimissioni o un passo indietro per via del pessimo episodio kazako. Poi al Senato il gruppo votò blindato per salvare Alfano"), passando per l'Imu ("tutti dicevano che toglierla (sospenderla) tutta quanta era sbagliato e che si dovevano fare differenze. Poi l’abbiamo sospesa per tutti, e nessuno ha fatto una piega. Nonostante le dichiarazioni dei giorni e delle ore precedenti"), fino ad arrivare al balletto sulla legge elettorale.