Baia di Scifo, poco distante da Capo Colonna: è qui, a Crotone, che si consuma l'ennesimo scempio ambientale attraverso le colate di cemento di un villaggio turistico ( il ‘Marine Park Village') ad opera dei fratelli Scalise, imprenditori calabresi reinventati "coltivatori manuali della terra" per ottenere le licenze per costruire su una zona protetta. Un'operazione, quella degli9 Scalise, che ha sollevato fin da subito più di qualche dubbio non solo per l'importanza culturale e storica del luogo interessato ma anche per lo strano iter burocratico (così appassionatamente veloce e lubrificato sia nel Comune di Crotone, che in Provincia e con il via libera della Soprintendenza ai Beni architettonici e paesaggistici) e per l'intercettazione all0'interno dell'inchiesta Aemilia (che ha portato all'arresto dei clan di ‘ndrangheta in Emilia Romagna) in cui si accennava a quei 150 bungalow da costruire a Crotone.

La storia del villaggio turistico a Capo Colonna l'avevamo raccontata in tutti i suoi dettagli per Fanpage in questo articolo e, insieme ai comitati di cittadini locali, anche la politica nazionale si era mossa: Pippo Civati, leader di Possibile, nei giorni scorsi era stato a Crotone per visitare l'avanzamento dei lavori e per chiedere l'intervento urgente del Ministro Franceschini mentre in consiglio comunale a Crotone si era discusso del caso spingendo il sindaco Ugo Pugliese a promettere di valutare la possibilità di bloccare i lavori. Loro, gli Scalise, decisero di rispondere alle accuse strepitando di "poteri forti che non vogliono lo sviluppo" e insinuando di "padrini che tirano i fili di questi burattini contro di noi". Ieri, finalmente, è intervenuta la Procura.

Il provvedimento di sequestro, emesso dal pm Gaetano Bono con il procuratore Giuseppe Capoccia "e' finalizzato – scrive la Procura – a interrompere la lottizzazione abusiva e a tutelare la struggente bellezza di un'area fino ad oggi rimasta intatta e identica a quella che gli antichi coloni greci avvistarono dalle proprie navi, scegliendola come luogo di fondazione di Kroton". I reati ipotizzati,, secondo la Procura,"non si limitano alla violazione di norme paesaggistiche, ma si estendono alla condotta dei pubblici amministratori i quali, con una serie di abusi d'ufficio, hanno rilasciato un permesso di costruire che non poteva essere rilasciato: innanzitutto il Marine Park Village e' un vero e proprio villaggio turistico e non già, come si e' tentato di far credere, un agriturismo-campeggio articolato in bungalow. Non solo il Comune di Crotone non avrebbe mai potuto rilasciare il permesso di costruire, ma ha perseverato negli abusi, omettendo di annullarlo dopo avere scoperto che i fratelli Scalise non erano imprenditori agricoli professionali (il provvisorio certificato era stato revocato) e non erano nemmeno proprietari del terreno, ma agivano con un falso contratto col proprietario, gia' morto all'epoca della domanda". Secondo i magistrati "vi sono stati gli abusi d'ufficio della Provincia e della Soprintendenza ai Beni Culturali e Paesaggistici che non solo non avrebbero potuto rilasciare le rispettive autorizzazioni, ma hanno perseverato nella condotta delittuosa omettendo in seguito di annullarli".

Tra gli indagati risultano il soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici e alcuni amministratori pubblici del Comune e della Provincia di Crotone. E proprio sul soprintendente sono durissime i giudizi del pm: "a coronamento della triste pagina scritta dalla pubblica amministrazione – si legge nel comunicato – mancavano soltanto le false attestazioni del Soprintendente Bap, indagato per falso ideologico in atto pubblico per aver comunicato al Ministero (per sostenere l'ineluttabilità dell'abuso perpetrato) che tutti i bungalow erano già stati realizzati, mentre in realtà uno solo e' stato costruito parzialmente quale riparo per gli attrezzi del cantiere".  «Avevo chiesto da tempo al ministro Franceschini – dichiara Civati – di visitare insieme Capo Colonna, proprio per accendere una luce sulla situazione. Giovedì scorso ho visitato l'area archeologica e denunciato una situazione che la politica avrebbe dovuto affrontare in modo molto diverso. Per la cura di un'area che è un patrimonio italiano e dell'umanità, che dovrebbe essere meglio tutelata e promossa, con un investimento nazionale».

Dove non è arrivata la politica ora è arrivata la magistratura.