"Il fenomeno della Blue Whale in Italia è arrivato grazie un servizio delle Iene". Lo ha detto a Fanpage.it, Carlo Freccero, uno dei massimi esperti di media in Italia e membro della Commissione di Vigilanza Rai. "Le Iene – continua Freccero – hanno preso per buono quanto circolava in rete sul presunto fenomeno della Balena Blu. Il web però ha subito sviluppato il suo antidoto e i debunker hanno dimostrato che i video dei presunti suicidi legati alla Balena Blu, che hanno dato al servizio enorme forza, erano falsi".

"Il problema – aggiunge l'ex direttore dei RaiDue e di palinsesti Mediaset – è che, quando queste notizie vengono date da media generalisti, diventano vere automaticamente. Il fatto poi che abbiano un'audience fortissima spinge i giornali ad accodarsi". Perfino l'autorevole Der Spiegel arriva a pubblicare dentro un documentario gli stessi video (falsi) delle Iene accostandoli alla Blue Whale.

Il fenomeno Blue Whale nasce così. Per dimostrare quanto detto basta guardare i dati di ricerca di Google: ebbene prima del 15 maggio (il servizio delle Iene è andato in onda la sera del 14 maggio), praticamente nessuno manifestava un qualsiasi tipo di interesse verso questo gioco. Il 15 maggio, improvvisamente, l'indice esplode, arrivando a 100, massima quota di crescita di una "parola chiave".

Insomma la "notizia", supportata da video falsi spacciati per veri, diventa virale. Tutti alla scoperta di questo strano "gioco del suicidio". Ma che effetti avrà avuto quest'ondata mediatica, basata su documenti falsi per stessa ammissione nell'autore del servizio Matteo Viviani, sugli adolescenti on-line?

Un reporter di Fanpage.it si è finto una ragazzina interessata a voler partecipare al gioco: volevamo capire quanto l'ondata mediatica avesse messo in moto realmente il perverso gioco di cui nessuno in Italia conosceva l'esistenza, prima del servizio di Italia Uno.

I risultati sono stati inquietanti: immediatamente, su Twitter, siamo stati intercettati da un sedicente "curatore", colui che dovrebbe gestire i cosiddetti Gruppi della Morte, all'interno dei quali si gioca alla Blue Whale, che ha iniziato via chat a introdurci in questo assurdo gioco, fino a minacciare i nostri cari se a un certo punto ci fossimo voluti ritirare dal gioco. I dati del profilo di questo curatore, che è stato disattivato poco dopo la chat che vi raccontiamo, sono stati trasmessi alla Polizia Postale.

Ancora più inquietanti i contatti che sono giunti al nostro reporter quando si è finto curatore. Siamo stati contattati da decine di utenti che chiedevano, in un caso imploravano, aiuto per togliersi la vita. 

Fanpage.it non è potuta risalire a chi si celava dietro ogni singolo profilo, non sappiamo quindi se dietro di questi ci fossero adolescenti in grave crisi oppure dei burloni, altri giornalisti o poliziotti oppure adulti malintenzionati e desiderosi di stringere rapporti con minorenni. Quello spetterà alle forze dell'ordine alle quali abbiamo girato il materiale raccolto.

Abbiamo però toccato con mano come, solo a partire dal 15 maggio, data del servizio de Le Iene, in Italia compaiono i profili di questi "curatori" e gli hashtag sotto cui inizia il gioco che poi prosegue in chat private dove entrano adolescenti con istinti suicidi, cyberbulli, pedofili e perdigiorno. E quello che accade lì dentro può diventare davvero pericoloso.

Purtroppo, però, non è finita qui. Come dice Marco Cervellini, portavoce della Polizia Postale, il problema di questa tempesta mediatica è stato l'immediato effetto emulazione che ha creato un'ondata casi reali di cronaca in cui ragazzini hanno realmente messo in pratica questo gioco che, va ripetuto ancora una volta, prima del 15 maggio in Italia non esisteva. Qui alcuni casi: Senigallia, Ravenna, Pescara, Milano, Roma, Moncalieri, Fiumicino, Palermo, Catania.

La nota positiva, in questo viaggio nell'inferno virtuale dei nostri ragazzi, è che abbiamo trovato anche delle "sentinelle". Si tratta di persone che, da quando è scoppiato il fenomeno in Italia, grazie ai video fake de Le Iene, si sono messe online per cercare di intercettare adolescenti in difficoltà per dare loro supporto. Tra loro anche una mamma di 35 anni, che chiede che venga rispettato l'anonimato, e che a Fanpage.it ha raccontato: "Sto provando ad aiutare questi ragazzi contattandoli su Twitter. Sono entrata in contatto con una ragazza che si autolesionava, ho contattato anche la mamma. Ho il terrore che qualcosa di brutto possa capitare loro".