Violenza sulle donne in aumento d’estate: “Chiuse in casa con chi le maltratta, difficile anche fare una chiamata”

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C'è chi attende l‘estate con trepidazione per staccare dal lavoro e per vivere momenti sereni con i propri cari. Ma per le donne che vivono una condizione di violenza, al contrario, il periodo delle ferie può trasformarsi in un vero e proprio incubo.
Durante i mesi estivi, infatti, si registra un aumento significativo delle richieste di aiuto legate a casi di violenza domestica, situazioni aggravate dall'aumento delle ore trascorse in casa e dalla sospensione delle attività quotidiane.
"D'estate si verifica per le donne un maggiore isolamento che chiaramente aumenta l'incidenza della violenza. Con la chiusura delle scuole i bambini stanno a casa e si verificano con più frequenza le aggressioni da parte di un maltrattante e le situazioni di violenza assistita per i minori", ci spiega Camilla, operatrice dello sportello antiviolenza di Fondazione Pangea.
Lo sportello di Fondazione Pangea accoglie le donne in presenza e risponde a richieste di supporto online. Le operatrici lavorano anche per l'accoglienza in casa rifugio e in casa d'emergenza. Un lavoro delicato che contempla la valutazione del rischio, ma anche il supporto e la rielaborazione del vissuto violento E, nei casi più gravi, la messa in protezione.
"L'isolamento è anche legato al venir meno di istituzioni e spazi che normalmente possono alleviare il vissuto di violenza o essere di supporto specifico, in quei pochi contesti dove una donna può avere libertà di chiedere aiuto", aggiunge ancora Camilla.
A quello dell'isolamento, si aggiunge anche il tema del controllo. Se in situazioni di ‘normalità' le donne vittime di violenza subiscono forme di controllo varie, più o meno lecite, durante le vacanze, quando i maltrattanti trascorrono più tempo a casa "anche fare una telefonata diventa complicato".
In estate Pangea registra un aumento di richieste di supporto, com'è stato anche durante il Covid, soprattutto online, "le donne ci scrivono via mail o chiedono a qualcuno, alle amiche, per esempio, di segnalare una situazione".
A dimostrazione di quanto l’isolamento incida sull’aumento di casi di violenza, basta analizzare quanto emerso durante i mesi del lockdown. Secondo dati diffusi da D.i.Re (Donne in Rete contro la violenza), 2.867 donne si sono rivolte ai centri antiviolenza del network durante il lockdown dal 2 marzo al 5 aprile 2020.
Si tratta di 1224 donne in più (74,5 %), rispetto alla media mensile registrata con il rilevamento del 2018, negli oltre 80 centri sparsi per l’Italia. 806 di questi casi (il 28%) erano nuovi, alla prima richiesta di aiuto.
"Ricordo una situazione legata alle vacanze perché capitano episodi anche in situazioni che dovrebbero essere di svago. – ci racconta Camilla – Una donna ci contattò perché il maltrattante, che da anni metteva in atto forme di violenza verbale e psicologica, per la prima volta l'aveva aggredita fisicamente".
"Lei era tornata in casa dalla spiaggia e lui si era trovato a dover gestire da solo la bambina che non la smetteva di piangere. L'aveva aggredita responsabilizzandola per averlo lasciato in quella situazione. – prosegue – Un'altra donna, invece, sentendosi in pericolo e avendo il maltrattante in casa, ci chiamò da una cantina".
"In queste situazioni la prima cosa che cerchiamo di fare è la valutazione del rischio perché sappiamo che spesso le donne che vivono situazioni di violenza faticano a percepirlo. E di conseguenza ci muoviamo, attivandoci noi con le forze dell'ordine o suggerendo alla donna di farlo, oppure fornendo supporto laddove non sia richiesto un intervento immediato".
Nella situazione di convivenza forzata che il periodo estivo porta con sé il consiglio è ovviamente quello di, ove possibile, contattare uno sportello o un centro antiviolenza.
"Sono spazi che rimangono aperti anche d'estate, che rispettano i tempi e la volontà delle donne. È chiaro che in situazioni di pericolo, invece, l'indicazione è quella di rivolgersi alle forze dell'ordine", dice Camilla.
La questione dell'estate è reale perché aumentano le forme di isolamento e questo crea un condizionamento psicologico. Il messaggio da far passare è invece che i centri antiviolenza non vanno in vacanza, non chiudono. È importante che le donne sappiano che anche d'estate non sono sole.