le ricerche di Yara Gambirasio sotto la neve e la pioggia

"Che Allah mi perdoni, ma non l’ho uccisa io": questa la frase intercettata dai Carabinieri e ritenuta altamente sospetta, questa la frase pronunciata da  Mohamed Fikri, 22enne marocchino, che ne ha determinato il fermo. Sul caso Yara Gambirasio l'Ansa ha diffuso la notizia di complici italiani, i quali, dopo aver sequestrato la ragazzina con l'aiuto del nordafricano, l'avrebbero poi violentata e, infine, occultato il corpo. Sospetti che, sempre secondo indiscrezioni, si sarebbero basati non su elementi inoppugnabili, ma su alcune frasi intercettate nelle telefonate effettuate da Fikri.

Le ultime notizie su Yara Gambirasio devono essere riscritte: nella giornata di ieri, infatti, sembra che tutte le accuse nei confronti del marocchino siano cadute perché, in realtà, le sue parole sono state tradotte male.

Nell'edizione del Tg2, ieri ha parlato anche il cugino di Mohamed, il quale con toni concitati ha ribadito, di fronte le telecamere, che gli inquirenti hanno tradotto in modo errato le sue parole: non sarebbe Che Allah mi perdoni, ma Che Allah mi protegga. Il pm di Bergamo, Letizia Ruggeri, ha deciso così di non convalidare il fermo nei confronti di Mohamed Fikri, perché non sussisterebbe la richiesta della custodia cautelare, la quale dovrebbe basarsi su gravi indizi. E nel caso del marocchino questi gravi indizi mancherebbero.

Chiariti, dunque, i due elementi dell'accusa, ossia il suo ritorno in Marocco, che sembrava tanto una fuga, e il tentativo di far sparire una scheda da cellulare, tentativo intercettato in una sua  telefonata. Fikri, in realtà, è da anni che organizza le sue ferie in questo periodo dell'anno, perché c'è poco lavoro: ha l'abitudine di partire nei mesi invernali e di tornare a fine febbraio. Anche il suo datore di lavoro ha confermato che il marocchino ha da tempo organizzato le sue ferie. Quanto alla scheda, che Fikri ha invitato qualcuno a buttare, in realtà non ha nulla a che vedere con Yara e la spiegazione da lui fornita ha convinto gli inquirenti. In sintesi, non c'è ancora un colpevole: il mostro, se esiste un mostro, gira ancora indisturbato. E Yara chissà dov'è.

Le notizie, che si stanno rincorrendo ora dopo ora, confondono l'opinione pubblica, che non sa dove rivolgere la propria attenzione. Negli ultimi due giorni, un forte sentimento di rabbia è esploso a Brembate Sopra dopo il fermo nei confronti del marocchino: si è parlato di commenti razzisti rivolti alla comunità nordafricana, che alcuni hanno condannato, ma che altri hanno approvato. Il desiderio di scoprire cosa accaduto a Yara non può coincidere con il desiderio di un capro espiatorio, perché la verità ha tutto un altro e alto spessore. Che si appoggi il lavoro degli inquirenti, di forze dell'ordine e volontari, i quali dallo scorso 26 novembre lavorano incessantemente per trovare la piccola Yara. Sotto la neve e sotto la pioggia, perché a lei nessuno vuole rinunciare.