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Uccisi dal figlio a Verona, Wilma Vezzaro nella chat con l’amica: “Il mio momento ‘no’ dura da anni”

Problemi di salute, economici e continue richieste di denaro dal figlio: Wilma Vezzaro confidava le sue difficoltà all’amica Paola, con la quale condivideva la passione per gli animali. Due giorni prima dell’omicidio le scriveva: “Il mio momento no dura da anni”
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A cura di Gabriella Mazzeo
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"Tranquilla, i momenti no capitano a tutti. Il mio momento no dura da anni". A parlare in una chat con un'amica milanese appena due giorni prima di essere uccisa, la 73enne Wilma Vezzaro, massacrata a coltellate insieme al marito Giampaolo Turazza dal figlio Osvaldo. Vezzaro si confidava spesso con Paola Fagnani, l'amica di penna che non aveva mai incontrato, ma con la quale si scriveva tutti i giorni. "Non ci siamo mai viste, ma ormai eravamo legatissime – ha raccontato Fagnani al Corriere della Sera -. Ci univa la passione per gli animali, soprattutto cani e gatti. Condividevamo appelli per trovare casa a quelli abbandonati. Tra me e Wilma è iniziata così".

La donna ha spiegato che il legame con la 73enne era nato nel 2017 e che poi era diventato sempre più profondo e personale. "Abbiamo iniziato a raccontarci le nostre vite, i problemi, a confidarci, anche se lei restava riservata e discreta. Ancora non ci credo che sia finita in quel modo". Fagnani ha sottolineato che Vezzaro e il marito erano "buoni ed altruisti", che si spendevano per gli animali ma soprattutto per le persone. "Perché tanta crudeltà?"

La chiamata di Osvaldo alle forze dell'ordine

La 73enne aveva adottato anni fa il figlio Osvaldo Mainenti Turazza, oggi 54enne. I due coniugi assassinati avevano accolto in famiglia Osvaldo all'età di 30 anni. Proprio lui ha aggredito i genitori a coltellate nel pomeriggio di martedì per poi allertare le forze dell'ordine. "Venite, mia madre e mio padre sono in un lago di sangue. Sono stati uccisi, sono stato io".

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Il 54enne è ora nel carcere di Verona accusato del duplice omicidio aggravato. Nella giornata di oggi, 28 aprile, è stata fissata l'autopsia e l'interrogatorio davanti al gip Luciano Gorra. Presunto movente, anche se ancora da confermare, sarebbe quello di una lite per i soldi per comprarsi la droga. Il rifiuto dei genitori davanti all'ennesima richiesta di denaro, potrebbe aver scatenato una discussione poi culminata nel delitto.

Al momento dell'intervento delle forze dell'ordine sul luogo dell'omicidio, il 54enne ha subito ammesso le responsabilità. "Ho perso la testa, ho colpito prima mia madre e poi mio padre. Ho usato un coltello da cucina che poi ho pulito e rimesso al suo posto".

La notizia in Tv

Paola Fagnani ha appreso la notizia dalla tv. "Quando ho visto le foto di Wilma e Giampaolo in televisione mi si è raggelato il sangue. La notte non ho nemmeno chiuso occhio". "Il fatto che sia stato il figlio ad ucciderli non mi fa trovare pace. Wilma era un'amica carissima, una donna dolcissima e Giampaolo era un padre amorevole". Tempo prima dell'omicidio, racconta Fagnani, Wilma le aveva inviato una foto del figlio. "È una di quelle che sono state mostrate in tv e sui giornali – spiega -. Le avevo perfino fatto i complimenti. Se ci ripenso mi vengono i brividi".

Negli ultimi tempi, poi Wilma sembrava più triste del solito. "Lei si occupava del marito che non stava bene. Lo accompagnava in ospedale e si prendeva cura di lui. Anche lei assumeva delle pastiglie per la pressione ballerina. Per Wilma la vita non era facile, tutt'altro. Eppure non si lamentava mai, era sempre dignitosa. Il figlio? Non si lamentava neppure di lui, ma quando ne parlavamo sospirava e diceva che era divorziato, che un anno fa era tornato da Chicago e che da allora non poteva più aiutarci con le raccolte fondi per gli animali come prima".

Con le sole pensioni, i due coniugi avevano grandi difficoltà a far quadrare il bilancio mensile. A mettere in difficoltà la coppia, le spese mediche non coperte dalla mutua e i costi per i lavori di ristrutturazione nel condominio dove abitavano. Il quadro renderebbe molto probabile l'ipotesi della lite dopo un rifiuto ad una delle richieste di denaro del figlio.

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