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Tutto quello che non torna sulla morte di Patrizia Nettis: parla il criminologo che segue il caso

Il criminologo forense Giancarlo Candiano, intervistato da Fanpage.it, ha ripercorso i sei mesi d’indagini successivi alla morte della giornalista Patrizia Nettis, trovata impiccata nella sua abitazione di Fasano. L’uomo, consulente dalla famiglia della 41enne che non crede all’ipotesi del suicidio, sta raccogliendo elementi che possano contribuire a dare risposte ai tanti interrogativi su quanto accaduto.
A cura di Eleonora Panseri
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"Fin da subito, da quando ho avuto il mandato, mi sono reso conto che c'erano diverse cose che non andavano. Prima di tutto, la scelta di non disporre l'esame autoptico sul corpo di Patrizia Nettis dopo il ritrovamento. Poi, quella di non avvisare immediatamente la famiglia o l'ex coniuge che, essendo separato e non divorziato, doveva essere la prima persona a essere informata".

A parlare è il criminologo forense Giancarlo Candiano che, intervistato da Fanpage.it, ha ripercorso i sei mesi d'indagini successivi alla morte della giornalista, trovata impiccata nella sua abitazione di Fasano, in provincia di Brindisi, a giugno. L'uomo, consulente dalla famiglia della 41enne che non crede all'ipotesi del suicidio, sta raccogliendo elementi che possano contribuire a dare risposte ai tanti interrogativi su quanto accaduto.

Il criminologo Giancarlo Candiano
Il criminologo Giancarlo Candiano

"Quando i familiari sono arrivati sul posto non hanno trovato il corpo. Un'agenzia di pompe funebri ha dichiarato che sono stati chiamati da un avvocato del posto che era lì con il sindaco del paese. Questo normalmente non avviene, decide la famiglia a quali servizi rivolgersi".

Dottor Candiano, come vi siete mossi di fronte a questa situazione?

Abbiamo subito attivato una linea parallela d'indagine alternativa a quella della Procura, visto che quella seguita faceva acqua da tutte le parti e che tutto era molto strano: avevano subito riconsegnato il lenzuolo con cui si sarebbe uccisa Nettis e non avevano fatto alcun rilievo criminalistico all'interno dell'appartamento dove è stata trovata.

C'erano un sacco di cose assurde e che non quadravano. Abbiamo quindi deciso, insieme all'avvocato Castellaneta, di presentare un'istanza di riesumazione del cadavere con corrispettivo esame autoptico, ma dopo 6 mesi non abbiamo ancora avuto risposta.

Cosa è emerso dalle vostre indagini?

Abbiamo scoperto che Patrizia aveva una relazione con l'uomo che è attualmente indagato e che la sera del decesso c'era anche un altro uomo, un noto politico locale (non indagato, ndr). Il suo coinvolgimento è rilevante e non riusciamo a capire come mai non sia stato raggiunto anche lui dall'avviso di garanzia, visto che le posizioni dei due uomini sono uguali.

Dai tabulati telefonici poi è emersa una chat nella quale i due uomini avevano creato un sodalizio e si erano accaniti contro la vittima in modo violento e volgare. Una volta che questa conversazione è stata resa pubblica è scoppiato il putiferio, perché tutti si chiedono come mai sia stata presa in considerazione una sola figura, e non entrambe, e come mai l'identità della seconda persona non sia venuta fuori. Per questo una parte del consiglio comunale ha chiesto di far luce su quanto successo.

C'erano persone a conoscenza dei rapporti tra i due uomini e Patrizia Nettis?

Molti conoscevano questa situazione tra i tre, ma nessuno ne vuole parlare. Patrizia aveva iniziato una relazione con l'indagato, ma, essendo innamorata del politico, con cui era stata in precedenza, era tornata da lui. Sembra che la sera del decesso lei fosse con il politico e che l'indagato si sia presentato sotto casa di Patrizia. Vedendo uscire il primo uomo, sarebbe scoppiato un diverbio a cui hanno assistito testimoni che sono stati interrogati dagli inquirenti.

Chi conosceva Patrizia ha mai parlato di situazioni che l'avrebbero potuta portare a togliersi la vita?

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Patrizia era una persona che faceva sport tutti i giorni e godeva di un benessere psicofisico importante. In questi casi, è molto raro che si verifichino dinamiche suicidarie. Aveva inoltre appena ricevuto una promozione importante al lavoro e non aveva mai avuto problemi psichiatrici o patologie depressive pregresse, non c'era un background di nessun genere, nulla farebbe pensare a un suicidio.

Io ho personalmente interrogato per ore suoi amici intimi e tutti mi hanno confermato che l'unica angoscia che stava vivendo era la relazione con il politico, che da tempo la stava distruggendo dentro. Avevano avuto un sacco di problemi, soffriva tantissimo perché ci teneva molto, ma pare che lui non fosse libero e che la illudesse, dicendole che avrebbe ufficializzato la loro relazione.

Lei ha avuto modo di parlare con l'indagato e sentire la sua versione?

No, non ci è stato concesso.

Così come, secondo lei, non tornerebbe nemmeno la ricostruzione del decesso.

Preciso che tutto quello che spiegherò si basa sull'analisi di ciò che abbiamo in mano. La mia non è una scienza esatta, sono criminologo forense e criminalista, ma non sono un medico legale, a cui spetta questo tipo di analisi. Ma i primi dubbi sulla ricostruzione li ho avuti quando è stato detto alla mamma di Patrizia Nettis che, prima di impiccarsi, avrebbe bevuto mezzo litro di candeggina.

C'era sul luogo del ritrovamento una bottiglia quasi vuota ma conosco gli effetti della candeggina e avremmo dovuto trovare dei resti, che invece non c'erano. La candeggina causa ustioni interne tremende ed emorragie che portano alla morte. Io ho pensato che affermare una cosa del genere fosse assurdo, in mancanza di un'autopsia e di rilievi che non hanno potuto riscontrare nulla di tutto ciò.

Partrizia Nettis
Partrizia Nettis

In più, dopo aver bevuto la candeggina, come avrebbe fatto Patrizia Nettis a legarsi un lenzuolo intorno al collo, a stringerlo fino a determinare un principio di asfissia e poi a lanciarsi oltre la ringhiera del soppalco? È fisicamente impossibile una cosa del genere, si tratta di una ricostruzione che fa acqua dappertutto. In alcune foto che ho potuto visionare, ho anche notato dei lividi, sul viso e in altri punti, che il medico forense avrebbe dovuto analizzare.

Si tratta di dubbi e supposizioni che, già dall'inizio, si sarebbero potuti risolvere facendo l'autopsia. Solo in questo modo sarà possibile capire se si è trattato di un suicidio o se qualcuno possa aver contribuito alla morte di Patrizia Nettis. Non so quando accadrà ma questo esame verrà fatto, perché non si può andare ancora avanti per molto negando questa cosa.

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