Hanno atteso a lungo ma finalmente sono potuti tornare in Italia 36 studenti italiani delle scuole superiori che si trovava in Honduras per trascorrere l'anno scolastico con un programma dell'Associazione onlus Intercultura. A loro si sono aggiunti anche gli 8 adolescenti che si trovavano in Bolivia. In totale sono 1179 il numero degli studenti di Intercultura rimpatriati dall'inizio dell'emergenza Coronavirus, su un totale di circa 1200 che si trovavano all’estero.

“E’ un grande risultato – ha detto Andrea Franzoi, Segretario Generale di Intercultura -. Il lavoro di squadra, completato dalle organizzazioni all'estero affiliate alla nostra rete di AFS Intercultural Programs, è stato determinante. Questa pandemia ci sta facendo riflettere una volta di più su quanto il mondo e le persone che lo abitano siano ormai interconnessi e di come sia necessario imparare a vivere insieme. Auguro ora a questi adolescenti di potersi reinserire serenamente in famiglia e nella loro comunità, a partire dalle loro scuole che li stanno aspettando a braccia aperte, come già è accaduto a tutti gli altri ragazzi rientrati nei giorni scorsi” .

I 1179 ragazzi rientrati stavano frequentando dalla scorsa estate l'anno scolastico in vari paesi, si europei che extracomunitari, dall'Argentina al Canada, dalla Bolivia all'India e alla Cina, fino a Francia, Danimarca e Spagna, solo per elencarne alcuni. “Si è trattato e si tratta ancora di uno sforzo organizzativo ed economico enorme che la nostra Associazione sta mettendo in campo – ha continuato Andrea Franzoi- e che non avrà termine fino a quando non saremo riusciti a fare rientrare tutti i ragazzi in Italia. Dove possibile, Intercultura è intervenuta acquistando nuovi biglietti aerei e organizzando nuovi itinerari di rientro, facendosi carico di tutti i costi aggiuntivi. Nell'organizzazione dei viaggi abbiamo potuto contare anche sulla preziosissima collaborazione dell’Unità di Crisi della Farnesina e sulla rete delle Ambasciate e dei Consolati italiani all'estero che stanno svolgendo un lavoro eccellente. Abbiamo ancora circa una trentina di studenti in diversi Paesi per cui stiamo organizzando il rientro; tra questi, il gruppo più numeroso è quello in Nuova Zelanda, per il quale siamo in contatto quotidiano con l’Ambasciata e auspichiamo che si possa trovare presto una soluzione”.

Per quanto riguarda i quasi 500 studenti di varie nazionalità che stavano partecipando a un programma in Italia, il rientro era già stato deciso lo scorso 9 marzo e in una settimana sono tutti stati in grado di riabbracciare le loro famiglie di origine. "In oltre 65 anni di attività è la prima volta che AFS e Intercultura hanno dovuto prendere una decisione tanto drastica quanto dolorosa. – ha concluso Andrea – ma posso assicurare che stiamo già lavorando per ripartire con i nostri programmi. Siamo positivi e fiduciosi per il futuro: in un momento storico di crisi globale, non possono che essere organizzazioni come la nostra ad offrire una risposta concreta per la ricostruzione".