“Ti odio, sei perfida”: gli ultimi messaggi di Vella alla madre di Lorena prima dell’omicidio
"Se non mi avessi trattato male non sarebbe successo. Ti odio. Sei perfida". È uno degli ultimi messaggi inviati da Federico Vella alla madre di Lorena Isceri, nei giorni in cui l'uomo cercava ancora di convincere la donna a intervenire sulla figlia. Vella non accettava la fine della relazione con Lorena e aveva trasformato la madre in una possibile intermediaria. Le chiedeva di parlarle, di convincerla a concedergli almeno un'altra possibilità, fino ad arrivare a proporle una terapia di coppia. Gli screenshot della conversazione sono stati mostrati dalla trasmissione Dentro la Notizia, condotta da Gianluigi Nuzzi su Canale 5.
Il rapporto tra Lorena e Federico si era deteriorato definitivamente ad agosto. Preoccupata per il comportamento dell'ex compagno, la donna aveva deciso di interrompere la relazione ed era tornata in Puglia dai genitori. Vella, invece, continuava a cercare un contatto e chiedeva alla madre di aiutarlo.
"Come sta Lorena? Le hai cercato di parlare come mi avevi detto?", scriveva in uno dei messaggi. Di fronte al silenzio della donna, tornava alla carica: "Ti fa piacere trattarmi così e ignorarmi? Messaggi, telefonate, tutto senza risposta, mi puoi dire perché?". La madre gli spiegava di non aver risposto perché Lorena la stava chiamando e aggiungeva: "È con lei che devi parlare, non con me".
Vella insisteva: "Io mi riferisco agli altri, se guardi su è pieno di miei messaggi senza risposta, ti sembra educato? Con lei ci sto provando a parlare perché la amo, ma avevi detto che se potevi mi avresti aiutato e io ti ho creduta". La donna gli ricordava di avergli già detto di non illudersi e di voler soltanto la serenità della figlia: "Avrei rispettato le sue decisioni".
Lui, però, continuava a sostenere di stare facendo tutto il possibile per recuperare la relazione. "Non mi sto illudendo infatti visto che dubito tu le abbia parlato. Sto solo cercando di fare il possibile, perché ci tengo e perché sono una persona buona dopotutto. Certe decisioni mi sembrano assurde visto che è stata con dei maniaci, e con me non vuole perdonare", scriveva. In un altro passaggio parlava delle precedenti relazioni di Lorena e sosteneva di averle perdonato "un sacco di cose", arrivando a elencare ciò che aveva fatto per lei: le volte in cui l'aveva accompagnata alla stazione, i fiori, le sorprese.
"Te remi contro di me, ormai l'ho capito", accusava quindi la madre.
Il 27 agosto il tono della conversazione cambiava ancora. Vella chiedeva esplicitamente alla donna di intervenire: "Nietta, ti prego aiutami tu. Ma non lo vedete quanto sto facendo per Lorena? Ma chi è che ha mai urlato al mondo così il proprio amore per una persona? Le sto provando tutte, sto lottando con tutte le forze, mi sto migliorando: ho solo chiesto un'ora di terapia di coppia a settimana! Una sola ora, per favore… Se le vuoi bene, se vuoi bene per il suo futuro, parlale, chiedile di fare questa cosa. Non costa nulla, pago tutto io, sono disposto a tutto".
La madre rispondeva di essere impegnata e di avergli scritto soltanto per tranquillizzarlo, sapendo che poteva agitarsi se non riceveva risposta. "No, non sono agitato, sono tranquillissimo. Però vorrei chiamarti un attimo quando puoi", replicava Vella.
Negli ultimi giorni, però, la richiesta di aiuto lasciava spazio alla rabbia. "Ha paura di cosa? Tu mi sembri molto maleducata con me. Perché ce l'hai con me? Me lo puoi dire? Perché mi odi? Perché mi minacci? Sei una mafiosa? Mi puoi rispondere gentilmente, ti prego, aiutami tu", scriveva ancora alla madre di Lorena.
Poi l'accusa più dura: "Se non mi avessi trattato male non sarebbe successo. Ti odio. Sei perfida". È il 3 settembre, la conversazione si sarebbe conclusa con due sole parole, inviate alle 14.58: "È morta".
Quel giorno Vella avrebbe atteso Lorena sotto casa a Firenze, dopo essersi procurato fascette e nastro adesivo per bloccare il cancello del garage. La donna sarebbe stata immobilizzata e caricata nel bagagliaio del suo SUV, quindi trasportata fino al viadotto dell'autostrada A1 a Barberino del Mugello. Durante il tragitto Lorena sarebbe riuscita a chiamare il 112 e a chiedere aiuto. Quando le forze dell'ordine sono arrivate sul posto, però, la donna era già morta. L'autopsia ha poi stabilito che la 45enne era viva quando è stata gettata dal cavalcavia.
Gli agenti hanno anche cercato di trattare con Vella e di convincerlo a desistere. Dopo circa 40 minuti di dialogo, l'uomo si è tolto la vita.