“Dallo psicologo ci vanno i matti”: l’ossessione di Federico Vella e le minacce prima di uccidere Lorena Isceri
Emergono altri elementi su Federico Vella, l’uomo che giovedì scorso ha ucciso l'ex fidanzata Lorena Isceri, sequestrata e gettata da un viadotto dell’autostrada A1 tra Firenze e Bologna: particolari utili a ricostruire gli ultimi giorni dell'uomo e la spirale di rabbia che ha preceduto il femminicidio.
Da quindici anni Vella si rivolgeva occasionalmente a uno psichiatra. Proprio pochi giorni prima di compiere il delitto, si era presentato nello studio del medico – incontrato per la prima volta quando aveva vent’anni – per sfogarsi della fine della relazione con Lorena, una storia durata due anni e ormai arrivata al capolinea, ma che l'uomo non voleva accettare.
Negli ultimi due anni le visite con lo specialista in salute mentale si erano diradate riducendosi in tutto ad appena due appuntamenti. "Era relativamente tranquillo. Relativamente", ha raccontato ieri lo psichiatra in un'intervista rilasciata ieri al Tg1. "Sono rimasto assolutamente sconvolto quando ho saputo quello che aveva fatto. Non me l’aspettavo minimamente e non c’erano segnali che potessero far temere quello che è poi accaduto". Secondo lo specialista, fino a quel momento Vella non aveva mai mostrato tratti di potenziale pericolosità o violenza, anche se gli elementi che stanno emergendo dalle indagini sembrano smentire nettamente questa tesi.
Nel corso dell'ultimo colloquio, Vella aveva riferito di aver accettato in precedenza una terapia di coppia con Lorena, interrotta però quasi subito per il suo rifiuto verso il professionista. "Sei pagato per farci lasciare", avrebbe urlato allo psicoterapeuta prima di sbattere la porta e andarsene, come riferito agli investigatori della Squadra Mobile dalla madre della vittima.
La versione fornita da Vella agli amici raccontava di un presunto tradimento di Lorena, ma la ricostruzione della famiglia della donna è opposta: era stata Lorena, ad aprile, a scoprire dei messaggi che attestavano il legame di Vella con un'altra donna, decidendo così di troncare la relazione. Da quel momento era iniziata l'ossessione dell'uomo: telefonate continue, appostamenti in palestra, tentativi esasperati di riallacciare i contatti. A metà agosto, durante l'ennesima lite, Vella l'aveva persino minacciata con un coltello. Di fronte all'evidente stato di agitazione, un amico gli aveva suggerito di farsi aiutare da uno specialista, ricevendo però un rifiuto netto: "Dallo psicologo ci vanno i matti, io sto bene, voglio solo convincerla a ritornare con me".
Mentre la Procura di Firenze prosegue le indagini per chiarire ogni dettaglio della dinamica – si attendono gli esiti degli esami tossicologici per verificare se Vella fosse sotto l'effetto di psicofarmaci, droghe o anabolizzanti -, gli accertamenti medico-legali indicano che Lorena fosse ancora viva quando è stata precipita dal viadotto dell'A1. La salma della giovane donna intanto è rientrata a Squinzano, suo paese d'origine in Puglia, dove l'amministrazione comunale ha proclamato il lutto cittadino. Oggi pomeriggio alle 17, nella chiesa dove era stata battezzata, si terranno i funerali per darle l'ultimo saluto.