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15 Settembre 2022
18:29

Strage bus Erasmus in Catalogna, si avvicina la data del processo: morirono 7 studentesse italiane

L’incidente si verificò a Freginals (Catalogna) e nei confronti dell’imputato – l’autista del bus Santiago R. – il pm ha chiesto quattro anni per “condotta imprudente grave”, essendosi forse messo alla guida pur essendo stanco e assonnato.
A cura di Davide Falcioni
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Si avvicina in Spagna la prima udienza del processo per l'incidente di un autobus in cui – il 20 marzo del 2016 – morirono 13 giovani, sette delle quali italiane in Erasmus.

L'incidente si verificò a Freginals (Catalogna) e nei confronti dell'imputato – l'autista Santiago R. – il pubblico ministero ha chiesto quattro anni per "condotta imprudente grave", essendosi forse messo alla guida pur essendo stanco e assonnato.

Oggi si è svolto un incontro tra la giudice responsabile del caso presso il Tribunale penale di Tortosa (provincia di Tarragona), e le numerose parti chiamate in causa: come rivelano fonti giuridiche, l'obiettivo del vertice era quello di stilare il calendario delle udienze. La previsione attuale è che il processo possa durare svariate settimane, vista la complessità della causa e l'alto numero di parti implicate (oltre ai familiari delle vittime, anche diversi altri passeggeri rimasti feriti e altri superstiti).

La giudice dovrò anche valutare le posizioni dei soggetti implicati in merito a un'eventuale proposta di patteggiamento tra le parti, per poi, nel caso, prendere una decisione in merito prossimamente: affinché tale ipotesi si concretizzi, dovrebbero concordare tutte le parti. Le vittime italiane, tutte ragazze di età compresa tra i 21 e i 25 anni, provenivano da Toscana, Friuli, Liguria, Lazio e Piemonte.

Il 20 marzo del 2016 in seguito a quell'incidente persero la vita – tra le altre vittime – sette studentesse italiane: Francesca Bonello, Lucrezia Borghi di Greve in Chianti (Firenze), Elena Maestrini di Gavorrano (Grosseto), Valentina Gallo di Firenze, Elisa Valent di Venzone (Udine), Elisa Scarascia Mugnozza di Viterbo e Serena Saracino di Torino. Otto mesi dopo la strage, mezza Italia insorse alla notizia che il tribunale di Amposta avrebbe potuto archiviare il caso, senza che vi fosse giustizia, tanto che nel novembre del 2016 i familiari delle vittime chiesero ed ottennero un incontro con l'allora Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il quale promise “massimo impegno per avere giustizia”.

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