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Esplosione a Calenzano in deposito Eni

Strage di Calenzano, chiuse le indagini per 9 indagati: 7 sono di Eni. “Commessi errori non scusabili”

Per la strage al deposito di carburanti dell’Eni a Calenzano – che il 9 dicembre 2024 provocò 5 morti, 27 feriti e ingenti danni materia – la Procura di Prato ha notificato la chiusura delle indagini a 9 persone, 7 delle quali dipendenti Eni. Quel giorno furono commessi errori “gravi e inescusabili”.
A cura di Davide Falcioni
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La Procura della Repubblica di Prato ha notificato la chiusura delle indagini a nove indagati – sette dirigenti o preposti di Eni e due della società appaltatrice, la Sergen srl – per l'esplosione del deposito di carburanti dell'Eni a Calenzano che il 9 dicembre 2024 provocò 5 morti, 27 feriti e ingenti danni materiali. Secondo gli inquirenti quel giorni vennero commessi "errori gravi e inescusabili" che causarono la strage.

La tragedia risale alla tarda mattinata di quel lunedì di dicembre, quando un boato violentissimo scosse l'intera area industriale di Calenzano, avvertito distintamente anche nei comuni limitrofi. All'interno del deposito Eni si sviluppò immediatamente un incendio di proporzioni gigantesche, con una colonna di fumo nero visibile a chilometri di distanza. A perdere la vita furono cinque operai, travolti dall'onda d'urto e dalle fiamme mentre erano intenti a svolgere lavori di manutenzione e adeguamento degli impianti. I feriti furono decine, molti dei quali intossicati o colpiti dai detriti scagliati dall'esplosione, in quello che si delineò subito come uno dei più gravi incidenti sul lavoro della storia recente della regione.

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Gli indagati sono accusati a vario titolo di omicidio plurimo colposo, disastro colposo e lesioni. Avranno 20 giorni di tempo dalla notifica per chiedere di essere interrogati, poi la Procura potrà fare per la richiesta di rinvio a giudizio. Resta esclusa dall'inchiesta Eni spa: l'incidente probatorio, che è durato quasi un anno, ha escluso che la società possa esser condannata per illecito amministrativo delle persone giuridiche (d.lgs 231/2001) dato che, sostengono i magistrati, "il modello organizzativo è risultato corretto" e "non sono emerse emergenze per un nesso eziologico tra previsioni del modello e eventi" accaduti. "In tale contesto – scrive la Procura – non appare prevedibile giungere a una condanna di Eni" e non è possibile "contestare l'omessa vigilanza a Patrizia Boschetti, legale rappresentante della gestione operativa depositi Centro Eni", società del gruppo da cui dipende il deposito di Calenzano.

L'avviso di garanzia riguarda, dunque, gli indagati Luigi Cullurà dirigente Eni del deposito; Carlo Di Perna responsabile manutenzioni Depositi Centro Eni spa; Marco Bini, preposto Eni che ha classificato Sergen; Andrea Strafelini coordinatore giornaliero e preposto; Elio Ferrara, preposto Eni che autorizzò il permesso di lavoro per il 9 dicembre 2024; Emanuela Proietti, responsabile servizio prevenzione e protezione (Rspp) di Eni; Enrico Cerbino, responsabile di progetto estero di Eni. Tutti inseriti nell'organico della società energetica. Gli altri due indagati sono Francesco Cirone datore di lavoro dell'impresa esecutrice Sergen srl, e Luigi Murno, preposto della Sergen.

Durante i lavori per allestire una nuova linea per Hvo (biocarburante), afferma la Procura, furono commessi errori "gravi e inescusabili" confermati in incidente probatorio. Uno fu "permettere da parte di Eni la presenza di fonti di innesco come il motore a scoppio della piattaforma elevabile usata nelle lavorazioni di Sergen". Oppure far continuare le operazioni di carico delle autobotti mentre Sergen lavorava quasi accanto, al nuovo impianto mentre "avrebbe dovuto effettuare attività di drenaggio di combustibili dalle tubazioni". Fonti di innesco "hanno generato calore" in un'area a rischio di esplosione come successe. Tra gli errori la procura segnala la "carenza di pianificazione tecnica" nella nuova linea per il biocarburante per l'assenza di "una valutazione del rischio da interferenze" come motori accesi o sostanze esplodenti in quel contesto.

La Procura spiega che con "l'incidente probatorio i contenuti dell'ipotesi investigativa sono confermati nelle linee essenziali" pertanto "l'incidente sul lavoro è risultato in concreto prevedibile, se fosse stata effettuata adeguata analisi dei rischi e delle condizioni operative, ed evitabile, se fossero state seguite correttamente le procedure di sicurezza, protezione e pianificazione obbligatorie per l'intervento che doveva realizzare Sergen".

Vi è poi anche un altro, parallelo, avviso di conclusione delle indagini: è per reati ambientali relativi al presunto sversamento di idrocarburi in un fosso che scorre vicino al deposito Eni di Calenzano. Indagati per questo Patrizia Boschetti, come legale rappresentante di Centro Eni spa e i dirigenti Luigi Cullurà, responsabile del deposito e Marco Bini.

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