Martina Rossi è morta mentre fuggiva, nuda, per sottrarsi a uno stupro. Queste le conclusioni delle motivazioni alla sentenza che i giudici di Arezzo hanno emesso il 14 dicembre 2018 condannando i due imputati Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, a 6 anni ciascuno con le accuse di tentata violenza sessuale di gruppo e morte in conseguenza di altro reato. "Qualcuno – si legge nelle 113 pagine delle motivazioni sul caso della studentessa genovese – spogliò la studentessa ligure ventenne per abusarne in una camera al sesto piano dell'hotel di Palma di Maiorca (Spagna) da cui – volendo fuggire attraverso il balcone – precipitò nel vuoto morendo il 3 agosto 2011. E nella stanza c'erano solo gli imputati Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, condannati". La logica, dunque, impone che gli imputati fossero i due aguzzini da cui fuggiva Martina.

I fatti risalgono a 8 anni fa. Il corpo di Martina, che si trovava a Palma, come gli imputati, in vacanza dallo studio, fu ritrovato nella hall dell'albergo. Nonostante i molteplici elementi che inducevano a ipotizzare uno scenario diverso, la prima conclusione della polizia spagnola fu ‘suicidio'. Diverse le prove del tentativo di stupro, dai "i graffi sul collo di Alessandro Albertoni, ben evidenti e visibili" e per loro stessa ammissione, prodotti da Martina, alla sparizione dei pantaloncini di Martina e delle ciabatte che la ragazza indossava quella notte. "I suoi occhiali, invece, – notano i giudici – sono stati fatti ritrovare perfettamente puliti". Solo grazie alla tenacia dei legali della famiglia Rossi, la vicenda, passata al tribunale di Arezzo, è stata ricostruita per quello che è: due ventenni che tentano di costringere con la forza a un rapporto sessuale di gruppo, una ragazza, Martina, appena conosciuta. Un crimine che porta alla morte e infatti ai due, che pochi giorni dopo i fatti si vantavano di aver ‘lasciato il segno', viene contestata anche la morte in conseguenza di un altro reato. "Martina tentò di oltrepassare il muretto divisorio posto tra la camera 609 e la camera a fianco" ricostruiscono i giudici. Era, dunque, prevedibile che la vittima "potesse cadere nel vuoto".