Sospesi i tre studenti che hanno sparato a una prof in classe con una pistola ad aria compressa

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I tre studenti protagonisti della vicenda sono stati sospesi dai tre ai cinque giorni. Tutta la classe, che ha riso dopo l’episodio, incontrerà la psicologa della scuola per un consulto.

Due colpi con una pistola ad aria compressa, i pallini di gomma che raggiungono la professoressa che sta svolgendo la lezione. Poi il dolore e le risate della classe. Il tutto ripreso da un video poi pubblicato nelle chat della scuola.

Ha suscitato scalpore, e non poca indignazione, quello che è accaduto un paio di settimane fa all'istituto Viola Marchesini di Rovigo, dove uno studente ha sparato con un'arma giocattolo all'insegnante colpendola alla testa e a un occhio: un gesto che tuttavia sarebbe riduttivo definire isolato, o il frutto della bravata di un singolo. Altri alunni, infatti, hanno ripreso la scena, a dimostrazione che vi era stato un "coordinamento" e che la decisione è stata in realtà corale.

Cosa è successo dopo? Quali conseguenze ci sono state per i responsabili? La dirigente scolastica ha convocato due consigli di classe straordinari e segnalato l'episodio alla Questura di Rovigo. Sono stati ben presto individuati i tre protagonisti della "bravata": lo studente che ha premuto il grilletto, quello che gli ha prestato la pistola e il terzo che ha filmato il tutto con il cellulare. I tre sono stati sospesi per un periodo di 3/5 giorni, mentre al momento non risulterebbe essere stata formalizzata nessuna denuncia da parte della professoressa, 61enne, che, come ogni docente nello svolgimento delle proprie funzioni è un pubblico ufficiale.

La preside: "Professoressa umanamente provata"

Isabella Sgarbi, dirigente scolastico dell’istituto Viola Marchesini, ha spiegato al Gazzettino che la professoressa sta valutando come comportarsi: "So che si è rivolta anche al proprio sindacato. Fortunatamente non ha riportato lesioni significative, ma è umanamente molto provata. Oltre che dal punto di vista disciplinare, procederemo anche dal punto di vista formativo, perché come educatori, il nostro primo compito è far sì che venga compreso il disvalore di un simile atto. Perché sostanzialmente non sembra esserci stata alcuna percezione, è stato preso tutto come un gioco".

Anche per questa ragione è stato richiesto un intervento da parte della psicologa d'istituto. "Questo fatto – aggiunge – ci deve spingere ad una riflessione sull'intero sistema educativo, che coinvolge la scuola, le famiglie, i social e la società nel suo complesso. Sembra essere completamente saltata la dinamica di formazione valoriale e la percezione del limite fra lecito ed illecito, fra bene e male, oltre alla mancata comprensione delle dinamiche della rete. Perché questo video, anche se non è stato pubblicato su nessun social, è stato comunque girato via Whatsapp ed è stato condiviso a cascata diventando virale".

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