Il caso Sissy Trovato Mazza si avvia verso l'archiviazione. La notizia dell'intenzione della procura di chiudere le indagini sulla morte della guardia carceraria di stanza alla Giudecca di Venezia, sono emerse qualche giorno fa, suscitando molti commenti e alcune polemiche, soprattutto nell'ambiente dei tecnici. Abbiamo chiesto a Gaia Paiar, psicoterapeuta e psicologa forense padovana quali sono gli spunti investigativi che rendono debole l'ipotesi suicidio e che potrebbero cambiare le sorti del caso.

Gli elementi raccolti fino a ora sono sufficienti per archiviarlo come suicidio per la procura

A noi, tecnici e all'opinione pubblica, non resta che chiederci se i ragionamenti dalla Procura siano scevri da quegli errori cognitivi comuni anche in campo giudiziario. Il ragionamento verificazionista ad esempio tipico della “visione a tunnel”, porta a leggere tutti gli elementi in una sola direzione facendoli combaciare anche forzatamente perché si è concentrati sul considerare che l’ipotesi di partenza sia quella giusta, indipendentemente dagli elementi che emergono poi. Un buon lavoro in ambito scientifico si basa sull’approfondimento di ipotesi alternative in grado di sconfessare l’ipotesi centrale. Se l’ipotesi centrale regge il confronto sarà l’ipotesi scientificamente corretta. In questo caso l'ipotesi suicidio vacilla. Perché? Tre cose non quadrano nell'ipotesi suicidio.

Quali sono?

Il luogo. Di solito il posto dove la persona sceglie di suicidarsi è significativo. Abbiamo verificato che gli imprenditori solitamente si suicidano in azienda, per esempio. Si può poi pensare che proprio l’ospedale non sia da ritenere il luogo più scelto dai suicidi, nella fattispecie Sissy si trovava là per svolgere una nuova mansione.

Il secondo elemento?

Il momento. Per quanto riguarda l’ipotesi del raptus, mancano delle informazioni fondamentali perché si dovrebbe presupporre che vi sia stato un evento scatenante temporalmente molto vicino. Dalle immagini delle telecamere non si evince un comportamento sospetto e nessun altro elemento aggiuntivo che possa far pensare che Sissy possa aver preso una decisione così estrema in modo reattivo. Un altro elemento caratterizzante è costituito dallo sguardo al futuro.

Il terzo elemento?

Il comportamento. Il suicida non vede una prospettiva futura. Solitamente se si chiede a una persona fortemente depressa come si vede anche solo tra un anno sarà difficile che dia una risposta che indichi delle progettualità. In questo caso sappiamo invece che Sissy aveva progettato di frequentare l’università perché intenzionata a ottenere avanzamenti di carriera. Inoltre, quella stessa mattina, aveva chiesto alla sua compagna di farle una ricarica telefonica. Che senso avrebbe avuto una simile richiesta se aveva intenzione di uccidersi poco tempo dopo? Sissy era una ragazza sportiva. Le ricerche dimostrano che lo sport è un fattore protettivo rispetto al suicidio. Sissy giocava a calcio e proprio pochi giorni prima aveva vinto una partita.

La procura però ritiene di avere elementi sufficienti a rilevare uno stato depressivo, confermato anche in sede di sommarie informazioni dalla sua compagna dell'epoca.

"C’è da chiedersi in che stato psico-emotivo fosse la ragazza al momento in cui è stata sentita. Cosa intendesse esattamente con la parola “depressione” perché sappiamo che un conto è usare la parola in senso strettamente clinico e un conto è usarla nel linguaggio corrente come sinonimo di tristezza. La tristezza non è correlata al suicidio. Per contro se Sissy fosse stata depressa con la ‘D' maiuscola risulterebbe da qualche altro elemento, ricordiamo che era un agente penitenziario con in dotazione una pistola, se avesse avuto uno stato depressivo manifesto sarebbero probabilmente state attivate delle precauzioni.

Cosa potrebbe cambiare una nuova intervista protetta della ragazza?

"Potrebbe essere utile cambiare la modalità di interrogatorio della ragazza usando ad esempio l'incidente probatorio. La forma dell'incidente probatorio, comune con i minori e con le persone ritenute in uno stato di fragilità, viene utilizzata in tutte quelle situazioni in cui il testimone vive una situazione di instabilità emotiva o la sua situazione psicologica non permette di reggere una dichiarazione in udienza. È una forma di protezione della persona che permette però di avere delle dichiarazioni grazie all’interazione diretta con uno psicologo forense. Le domande verranno fatte dalle parti in modo indiretto, cioè filtrate dal professionista nella stanza, mentre le parti assisteranno all’incidente probatorio dietro uno specchio unidirezionale".

In mancanza di elementi scientifici che attestino il suicidio, le prove testimoniali hanno grande valore per risalire alla sua condizione. 

"Si può fare di più. Nei casi di morte sospetta, in cui è difficile discriminare tra suicidio, omicidio o incidente si ricorre all’autopsia psicologica. È una tecnica che risale agli anni Sessanta e che viene definita da Shneidman e Farberow, tra i primi a occuparsene, come “una ricostruzione retroattiva della vita di una persona capace di individuare aspetti che ne rivelino le intenzioni rispetto alla propria morte”.

Come funziona esattamente l'autopsia psicologica?

"In altre parole l’autopsia psicologica identifica la modalità di morte più appropriata in base a una concordanza di indici. Si esegue raccogliendo interviste strutturate e semi-strutturate a parenti, amici, colleghi, utilizzando le cartelle cliniche che raccontano la storia fisica e psichica e ogni elemento che può essere utile a ricostruire lo stato mentale della persona. Togliersi la vita non è un atto impulsivo, è il frutto di uno status mentale persistente. In quest’ottica si capisce come l’autopsia psicologica potrebbe essere essenziale per ricostruire il vissuto di Sissy".

Nell'ambito dell'ipotesi suicidiaria la parte civile ha avanzato un sospetto sull'ex compagna di Sissy. Ma le celle l'hanno ‘scagionata'

"Le verifiche sulle celle ci dicono solo che il cellulare di S. era a casa, non che c'era lei. Quello che possiamo ricordare è che ci sono dei casi noti dove la posizione del cellulare non è stato l’elemento scagionante, anzi è stato usato proprio per depistare le indagini. Ad esempio nell’omicidio di Sara di Pietrantonio, risulta dalle indagini che l'ex fidanzato aveva volutamente lasciato il cellulare al lavoro quando è andato dalla fidanzata per ucciderla dandole fuoco e tornare successivamente al posto di lavoro. È stato arrestato ed ha confessato".