"Quando mia sorella è arrivata in ospedale dopo il colpo di pistola, abbiamo notato che le sue mani erano livide, gonfie e coperte di graffi, come se avesse lottato con qualcuno. Hanno ancora il coraggio di chiamarlo ‘tentato suicidio?'". All'indomani dell'incontro con il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, la sorella di Sissy Trovato Mazza, la poliziotta carceraria ridotta in stato vegetativo irreversibile da un colpo di pistola nell'ascensore dell'ospedale civile di Venezia, due anni fa, sua sorella Patrizia consegna a  Fanpage.it alcune foto delle ferite che Sissy ha riportato durante i fatti di due anni fa. Si tratta di immagini scattate dopo quello che la Procura di Venezia sta per archiviare come ‘tentato suicidio' in cui si notano chiaramente tumefazioni e graffi sulle mani della giovane agente penitenziaria.

Patrizia Trovato Mazza e sua sorella Sissy
in foto: Patrizia Trovato Mazza e sua sorella Sissy

La mattina del primo novembre 2016, Sissy, il cui lavoro si svolgeva negli uffici del carcere femminile della Giudecca, aveva obbedito all'ordine di andare a controllare una detenuta ricoverata all'ospedale civile di Venezia. L'agente era in procinto di fare ritorno all'istituto di pena dopo aver svolto i controlli, quando la telecamera di sorveglianza dell'ospedale la riprende mentre scompare nel vano dell'ascensore del primo piano. Non riapparirà più all'occhio della telecamera, ma alla vista dei passanti che alcuni minuti dopo, sullo stesso piano, allerteranno i soccorsi. Quello che è successo nello stretto cubicolo, è da due anni oggetto della battaglia della famiglia Trovato Mazza. Per la Procura, infatti, Sissy avrebbe impugnato l'arma di ordinanza per togliersi la vita, sparandosi alla testa; secondo i familiari, assistiti dall'avvocato Fabio Anselmo, l'agente sarebbe stata vittima di un tentato omicidio.

"E lo chiamano tentato suicidio"

"Non è certo per motivi sentimentali o emotivi che contrastiamo la tesi del suicidio (Sissy stava vivendo un periodo felice da un punto di vista professionale e personale), abbiamo in mano elementi che per noi provano che Sissy ha lottato, si è difesa e infine ha avuto la peggio. Qualcuno – dice Patrizia – l'ha attirata nel vano dell'ascensore per aggredirla, l'ha assalita e poi ha ripulito la pistola d'ordinanza che Sissy portava alla cintura, dalla quale sarebbe partito il colpo". L'arma, infatti, non presenta impronte, circostanza che si spiega solo con una ripulitura, visto che era la pistola che Sissy maneggiava quotidianamente, compresa quella mattina.

Il muro di gomma

"Secondo i magistrati – continua a Patrizia – una persona che si spara alla testa e si accascia può ripulire l'arma?". Quando è stata soccorsa Sissy era in fin di vita, il proiettile che le ha trapassato la parete cranica aveva prodotto danni gravissimi. "Mia sorella ha lottato per giorni tra la vita e la morte, ma solo dopo un mese il medico legale incaricato dalla Procura è venuto a esaminare la ferita. Perché questa lentezza? Come dobbiamo spiegarci il muro che da due anni i magistrati, l'amministrazione penitenziaria hanno eretto davanti o noi?".

Il ministro Bonafede al sit contro l'archiviazione

Sono parole dure che, ieri, Patrizia e Salvatore Trovato Mazza hanno pronunciato al cospetto del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, intervenuto di persona al sit in contro l'archiviazione del caso organizzato dal comitato civico ‘Sissy, la Calabria è con te', per manifestare la propria solidarietà alla famiglia. Il ministro, tuttavia, ha fatto anche di  più. "Basta con lo Stato vigliacco che usa e poi abbandona chi lo ha servito", ha detto riferendosi alla solitudine in cui la famiglia Trovato Mazza ha vissuto negli ultimi due anni. L'amministrazione penitenziaria, infatti, non è intervenuta con un'indagine interna. Poco prima di restare ferita, Sissy, aveva denunciato le condotte irregolari di un'altra agente e la presenza di droga nel carcere.