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La morte di Sissy Trovato Mazza
7 Agosto 2020
17:22

Non fu Sissy Trovato Mazza a premere il grilletto: lo dicono le macchie di sangue

Esaminati per la prima volta gli indumenti indossati da Sissy Trovato Mazza il 1° novembre del 2016. Secondo la consulenza firmata dall’ex comandante dei Ris, il generale in congedo Luciano Garofano, le tracce ematiche sul polsino, la manica e sulla scena, sono incompatibili con il suicidio. Lo conferma a Fanpage.it l’avvocato Girolamo Albanese, che nella sua opposizione all’archiviazione punta tutto sulla consulenza dell’ex Ris.
A cura di Angela Marino
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La morte di Sissy Trovato Mazza

"Le macchie di sangue proiettate sulla scena e sugli indumenti di Sissy sono incompatibili con il suicidio". Lo dice a Fanpage.it, sulla base delle risultanze della consulenza dell'ex comandante dei Ris, Luciano Garofano, l'avvocato Girolamo Albanese, rappresentate legale di Salvatore Trovato Mazza, il papà dell'agente penitenziaria uccisa da un proiettile mente era in servizio all'ospedale di Venezia. Per la prima volta dopo quel tragico 1° novembre a Venezia sono stati esaminati gli indumenti indossati da Sissy il giorno del ferimento fatale.

Esaminati per la prima volta gli indumenti di Sissy

Particolare attenzione, come spiega Albanese, è stata riservata alla porzione di stoffa che copriva il polso e l'avambraccio della ragazza perché "si tratta delle zone che sarebbero state maggiormente colpite dagli schizzi se a premere il grilletto fosse stata proprio lei". L'analisi è stata affidata al biologo e generale in congedo dell'Arma dei Carabinieri, Luciano Garofano, consulente di molti casi finiti alla ribalta delle cronache, L'oggetto è il  backspatter, ovvero le proiezioni ematiche sulle mani, sulla pistola e sulle pareti del vano ascensore dove è avvenuto l'evento, che nel caso Trovato Mazza "ci mostrano che a compiere il gesto di sparare non poteva essere la stessa Sissy". E non è l'unico elemento desumibile da quel contesto a mettere in discussione la scena del suicidio, come spiega ancora Albanese. "La posizione della pistola (la Beretta calibro nove in dotazione all'agente, ndr),  ritrovata nella mano di Sissy è incongruente col gesto volontario. Se avesse impugnato l'arma questa non sarebbe stata trovata nella sua mano perché la violenza del colpo che le ha attraversato il cranio, le avrebbe fatto allentare la presa e deporre l'arma".

Ora puntiamo a trovare la supertestimone

"Tutto quello che abbiamo raccolto ora è all'attenzione del Gip, Barbara Lancieri". Al magistrato abbiamo chiesto di esaminare tutti gli elementi nel loro complesso, perché riteniamo che l'insieme dei dati raccolti smentisca l'ipotesi suicida e costruisca invece uno scenario, quello in cui quel colpo di pistola è imputabile a un'altra persona".  A questo proposito, abbiamo ancora un obiettivo: rintracciare la supertestimone, la donna in giacca verde e jeans che si vede nelle telecamere di sorveglianza dell'ospedale". Mai identificata, la donna viene ripresa mentre indietreggia di fronte all'ascensore dove pochi istanti dopo viene soccorsa Sissy. "Pensiamo che possa aver visto qualcosa". Intanto si attende la decisione del Gip, Lancieri. Tocca al magistrato ora decidere se il caso verrà archiviato come suicidio.

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