"Lui decide tutto, lui decide chi puoi frequentare, dove puoi lavorare. Lui sceglie quali ragazze devono farlo divertire. Lui sceglie se puoi o non puoi frequentare i nostri "luoghi fatati". Lui è Lui. Noi lo chiamiamo "Lui" o "il Dottore", perché non possiamo nominare il suo nome, non ci è concesso". È lo scioccante racconto della ragazzina che ha denunciato la più longeva psicosetta degli ultimi 30 anni, la setta delle "bestie", come usavano chiamarla tra loro gli adepti, smantellata con un'imponente indagine durata due anni e culminata ieri, in una maxi operazione di polizia con 26 indagati.

La setta delle bestie

Grazie alla denuncia della piccola la procura ha potuto risalire alle origini della ‘setta delle bestie', rintracciate addirittura trent'anni fa, a metà degli anni Ottanta, nella Novara che sarebbe diventata base operativa. L'organizzazione, infatti, era nata quando il dottore aveva circa 42 anni, dalla fusione di due gruppi paralleli facenti capo al capoluogo piemontese, luogo di residenza del leader. Distribuita lungo una direttrice che da Novara si allunga fino a Genova, passando per MilanoPavia, la setta operava mediante il supporto del già noto centro psicologico. Lo scopo era quello d'imbrigliare nella propria rete, isolare e asservire sessualmente donne, adolescenti e bambine.

Le pratiche ‘magiche'

Il reclutamento era affidato alle seguaci storiche della setta, tutte psicologhe di un centro utilizzato evidentemente per selezionare persone vulnerabili. Dopo un lungo processo manipolativo fatto di lusinghe, gentilezze e attenzioni, le ragazze finivano per accettare passivamente di sottoporsi a vere e proprie torture, tanto che il reato ipotizzato dalla procura di Torino nell'inchiesta è quello di riduzione in schiavitù per le vittime, spesso minorenni. Vittime prescelte giovani ragazze, anche adolescenti o addirittura bambine, affascinate dalla filosofia della setta e dalle cosiddette “pratiche magiche”, alcune niente altro che pratiche sessuali, spesso estreme e dolorose, che dovevano servire nell'ideologia della setta ad annullare “l’io pensante”, “accendere il fuoco interiore” per entrare in un “mondo magico, fantastico e segretissimo”.

Parola d'ordine: isolare

Dopo essersi assicurati l'asservimento psicologico della vittima –  sempre come ricostruito dalle indagini – la setta si arrogava il diritto di decidere anche per le persone vicine. In parole povere, o le vittime garantivano che anche i loro familiari si sarebbero uniti alla setta, o veniva loro imposto di escluderli dalle proprie vite. E dopo aver isolato le vittime, il dottore ne assumeva il pieno controllo decidendo per loro ogni cosa, dall’indirizzo di studi, al lavoro (quasi sempre nelle attività collegate al gruppo). Anche in assenza, il leader era in grado di controllare le sue vittime attraverso le sue strette collaboratrici, nei numerosi immobili riconducibili alla setta in cui lui le aveva collocate, nel milanese o nel pavese. Anche a distanza era in grado di impartire ordini e divieti.

Un fiume di denaro

Il dottore e i suoi adepti, infatti, hanno sempre potuto contare su numerose attività commerciali collegate, nello specifico: due scuole di danza, una scuola di Spada Celtica, alcune erboristerie, un'officina di artigianato e perfino una casa editrice. Attività utilizzate per il reclutamento, ma probabilmente anche per motivi economici. La procura di Torino-Direzione distrettuale Antimafia che ha coordinato le indagini ha messo sotto la lente anche le finanze della setta sono state scandagliate rintracciando versamenti di grosse cifre di denaro da parte degli adepti, tutti individuati per la loro fascia economica alta.