Senz’acqua nel più grande ghetto di braccianti d’Europa, la protesta da Foggia a Bari: “Situazione insostenibile”

A Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia, c'è il più grande ghetto di braccianti in Europa. Qui vivono circa 3.500 persone che si sommano alle 2.000 del ghetto di Torretta Antonacci. Tutti insieme lavorano nei campi del Tavoliere delle Puglie, dove viene prodotta la maggior parte della verdura italiana che finisce sulle nostre tavole. A coltivarla sono uomini e donne pagati a cottimo, spesso senza documenti o contratti, che vivono in ghetti privi di acqua corrente e altri servizi essenziali.
L'approvvigionamento idrico è uno dei tanti problemi del ghetto: dato che non ci sono infrastrutture per rifornire gli insediamenti informali, l'acqua potabile viene consegnata attraverso il rifornimento quotidiano dei serbatoi, una sorta di bidoni dove i lavoratori si recano per rifornire le taniche che poi portano a casa per poter cucinare, pulire e lavarsi. In queste settimane di caldo anomalo, però, le cisterne sono rimaste vuote.
Il disagio è stato causato dalla rottura di alcuni serbatoi, oltre che dall'aumento delle persone arrivate nelle campagne per la raccolta stagionale del pomodoro.
Per questo motivo, un gruppo di braccianti sindacalizzati sotto le sigle dell'USB (Unione sindacale di base) ha deciso di occupare la basilica di San Nicola a Bari per chiedere attenzione sulle loro condizioni di vita e "case vere", come si legge nei cartelli che hanno portato in chiesa per la protesta pacifica.
Dopo l'occupazione, una delegazione di lavoratori di Torretta Antonacci ha incontrato il presidente della Regione Puglia. Il loro problema, come apprende Fanpage.it parlando con sindacato e l'amministrazione regionale, però, non può essere risolto. Almeno, non nel breve periodo.
Il sindacato: "Caldo e scarsità d'acqua, il ghetto è a rischio sanitario"
"A Borgo Mezzanone abbiamo un problema serio che riguarda l’approvvigionamento idrico. Non c’è l’acqua. Abbiamo bidoni che fungono da serbatoi, ma dopo 10 minuti è già finita perché appena vengono riempiti, tutti accorrono per prendere l’acqua con le proprie taniche. Con questo caldo è una situazione insostenibile". Lo spiega Francesco Caruso dell'Usb. Era con i lavoratori all'interno della Basilica e anche all'incontro che è seguito all'occupazione con il presidente della Regione, Antonio Decaro.
"Ha preso l’impegno di venirci a trovare a Torretta per prendere contezza della situazione", dice Caruso. I lavoratori chiedono permessi di soggiorno e visti da sempre promessi, ma mai dati.

In queste settimane è iniziata la raccolta di pomodoro e il numero dei residenti dei ghetti è aumentato. Questo ha portato all'aumento della richiesta di acqua. "Quest'azione nasce sulla base proprio di una vertenza relativa ai livelli minimi igienico-sanitari". Livelli che ad oggi sono insostenibili e rappresentano un grave rischio per la comunità. L'assenza di acqua con alte temperature rende le persone più vulnerabili alla disidratazione, e anche alla diffusione delle malattie.
Il problema dei serbatoi sarebbe potuto essere risolto facilmente, ma così non è stato, secondo l'Usb: "C'erano 30 milioni di fondi PNRR destinati a Torretta che sono andati buttati. Il 30 giugno i cantieri dovevano essere avviati, ma a causa di ritardi e rimpalli di responsabilità tra governo e il Comune di San Severo questi soldi non potranno essere usati".
Per Caruso, e i lavoratori che rappresenta, questi fondi avrebbero potuto essere impiegati per costruire case vere per le migliaia di lavoratori di cui l'agricoltura italiana non può più fare a meno, ma che sono l'equivalente di fantasmi delle nostre campagne: privi di un luogo da chiamare casa, senza documenti, e ad oggi senz'acqua.
La Regione: "Perdita dei fondi PNRR è una sconfitta dello Stato"
"Rispetto all'occasione persa del PNRR c'è una responsabilità nazionale. Per quello che riguarda l'acqua invece il problema nasce perché è aumentato il numero di persone, quindi aumenteremo la frequenza dell'approvvigionamento idrico. Lunedì [6 luglio n.d.r.] questo sarà sistemato". A parlare è Vitandrea Marzano, dirigente della sezione politica migratoria della Regione, la persona che conosce meglio all'interno dell'amministrazione, quella che è la situazione di Borgo Mezzanone e degli altri ghetti di braccianti che circondano il Tavoliere delle Puglie.
"Conosciamo i lavoratori, siamo sempre lì con l'ufficio, e abbiamo una rete di 40 organizzazioni attive sul territorio – spiega Marzano – i braccianti si sono costituiti in un'associazione chiamata Terra e Libertà, che attualmente è il gestore, per quanto riguarda la Regione Puglia, di una foresteria dove vivono 820 persone".
Le foresterie sono moduli container realizzati dalla Regione che, al contrario delle baracche dei ghetti, sono dotati di alcuni servizi di base, come ad esempio il riscaldamento in inverno.
Marzano però è consapevole dei soldi bruciati. "Sono stati persi 80 milioni di euro di fondi PNRR. 54 milioni erano destinati al Comune di Manfredonia, per dare alternative a Borgo Mezzanone; 28 milioni a San Severo per dare alternative a Torretta Antonacci; e 8,5 milioni a Cerignola".
Il Governo – prima quello retto da Giuseppe Conte e poi da Giorgia Meloni – ha messo nelle mani dei Comuni il compito di stilare i progetti per investire queste risorse. Gli enti però non hanno presentato i progetti per tempo e quindi i fondi non verranno mai erogati. Le vicende delle amministrazioni locali non hanno certo semplificato la realizzazione dei cronoprogrammi: nel 2019 il Comune di Manfredonia e quello di Cerignola sono stati sciolti per mafia, stessa sorte è toccata nel 2021 a quello di Foggia.
"In questo momento non abbiamo come Regione le risorse per rimediare – ammette Marzano – La protesta dell'USB la condividiamo, nel senso che è una sconfitta per lo Stato. Però possiamo aprire un'interlocuzione con Roma su questo".