Ci sono l’imprenditore fiorentino e un commerciante che avevano già pagato i parcheggiatori abusivi, oppure dipendenti di Palazzo Vecchio come Antonella Zagli, segretaria dell’assessore Andrea Vannucci. Ma compare anche l’amico di turno che doveva discutere la tesi di laurea, e per questo ha voluto lasciare la macchina senza rischiare sanzioni chissà dove, magari su un bel marciapiede che non è stato sistemato perché “mancano i fondi pubblici” (anche quelli che si ottengono dalle multe). E poi la moglie di un altro, ma anche il dirigente sportivo e qualche vigile urbano, come se non bastasse.

Telefonavano tutti, tutti "multati per errore", tutti per farsi annullare contravvenzioni o evitarle in anticipo. E tutti hanno avuto un destino comune, finendo nell’inchiesta della Procura che porta a trentacinque il numero degli indagati. A coordinare le indagini è il pm Paolo Barlucchi del reparto anticrimine della polizia municipale, mentre intanto le prove sono state pubblicate su tutti i giornali, scoperchiando accordi tra vigili e parcheggiatori abusivi (per lo più riguardanti multe da 28 euro per divieto di sosta).

Nicola Raimondo, coordinatore dei controllori della sosta, ad oggi finito a Sollicciano, nei mesi scorsi aveva rimproverato i suoi colleghi invitandoli ad essere più discreti:

“Si è detto cento volte. Non dovete pubblicizzare. Ma che fai, mandi i messaggi sul gruppo… Che qualcuno lo gira e ci sputtana tutti…”

Così, se da un lato le città come Firenze sono sempre più a corto di fondi da investire per rendere i luoghi che viviamo più agibili, migliorando ad esempio la viabilità per traffico e pedoni (come attraverso l'abbattimento delle barriere architettoniche, ma non solo), dall’altro c’era chi si si stava organizzando nel migliore dei modi, proponendo di stilare una lista di persone che avevano già ricevuto almeno un’archiviazione, evitando che ne ricevessero una seconda esponendosi a sospetti. D’altronde le scuse non mancavano per annullare i verbali: “trattasi di fermata e non di sosta”, oppure “targa non visibile" erano le correzioni utilizzate.

“Te quando hai qualche problema con le multe mi chiami, capito?”, è la voce di Raimondo stesso al telefono con una persona dell’ufficio risorse finanziarie di Palazzo Vecchio. E sempre Raimondo rimprovera un dirigente comunale: “Perché non mi hai detto nulla che te la levavo?”. E ancora dalla segreteria dell’assessorato alla Sicurezza si è sentito dire: “Mia nuora è stata appena multata perché aveva parcheggiato in via Corridoni in una zona riservata ai residenti”, così risponde “Non ti preoccupare, mandami il numero su WhatsApp”. Intanto un dipendente della Sas (servizi alla strada): “Senti, in Savonarola hai bombato un mio amico, volevo sapere se si poteva fare qualcosa” e quindi “Ma che discorsi… te la verifico io”; mentre un altro giorno, sempre una dipendente della Sas chiama ben tre colleghi per sapere chi sia il multatore nel “parcheggione” di via Faentina: “Avrei bisogno di un piacere, hai fatto la multa al mio compagno oggi, me la puoi levare? Ti offro il caffè quando ti vedo” e sempre Raimondo, subito: “Sì mandami per WhatsApp la foto del verbale così domani l’archivio”. Ed anche il dirigente della Sas Maurizio Caprio lo aveva chiamato per far togliere la multa di un’amica della figlia.

Tutte intercettazioni ormai pubbliche, e fra queste ci sono anche quelle di chi voleva avere informazioni sul “servizio” offerto. Come la moglie di Vittorio Sergi, anche lui oggi a Sollicciano, la quale stava cercando un posto in piazza Libertà quando si è sentita rassicurare: “Trovi il posto e non importa che tu paghi, tanto c’è la Beatrice, mi hanno mandato i turni, puoi parcheggiare tranquilla”. Mentre il marito faceva da ponte tra i vigili e i parcheggiatori abusivi, prendendo accordi con entrambe le “fazioni”, così “Allo zingaro glielo dici, sono la moglie di Vittorio, non rompere le scatole”. E infine il dirigente sportivo che chiamando Raimondo si è sentito strappare la multa, e poi la sua chiusa: “Te mettila dove vuoi, negli spazi blu, poi ci penso io. Tre minuti e ho fatto”.

Un vero scempio se pensiamo ai ruoli pubblici che gli indagati ricoprono, amministratori della nostra città e della tutela di coloro che pagano contributi per finanziare anche il loro stipendio, e non per sostenere corruzione e abuso d’ufficio. Che poi, come ripetiamo spesso, le multe sarebbero un ottimo strumento per educare i cittadini al rispetto e, al tempo stesso, per puntare a uno sviluppo delle aree cittadine. Soldi che vengono dunque tolti all'inclusione, alla modernizzazione, alla riqualifica urbana, per un mancato controllo fino a metà del 2018, periodo in cui sono partite le indagini grazie, secondo una delle ipotesi, a dei "graffi" usati come ritorsioni sulle auto dei cittadini che non avevano dato soldi ai parcheggiatori abusivi in cambio della loro protezione.

A novembre l’ispettore della polizia municipale Tiziano Gori chiama Raimondo per conto del vigile di quartiere Francesco Cirillo, che il giorno prima aveva preso una multa su viale Talenti: le telecamere nell’ufficio, in seguito alla loro conversazione, riprendono Raimondo infilarsi nel giubbotto un verbale ed uscire. Anche per questo sono iniziati a Sollicciano gli interrogatori di garanzia che si chiuderanno oggi. Nicola Raimondo e Vittorio Sergi verranno ascoltati dal gip Antonio Pezzuti, poi sarà la volta dei parcheggiatori, i fratelli Vittorio e Umberto Fiume Pugliese e il fratellastro Franco Pugliese.

Non resta che sperare che chi governa Firenze non solo prenda le distanze da tutto questo, ma si ricordi quanto sarebbe facile ottenere risorse per il benessere dei cittadini. Basterebbe iniziare dal ripulire il marcio, perché in fin dei conti bastano il buon senso e le pratiche più semplici per contrastare le ingiustizie. Anche quella di chi parcheggia dove non dovrebbe, magari appropriandosi del diritto di qualcun altro.