Scuola, flop dei “registri digitali”: connessioni a internet troppo lente
I tempi per una "rivoluzione digitale" della scuola non sono ancora maturi. I tanti attesi registri digitali, infatti, faticano non poco a farsi largo a causa delle carenze strutturali di alcune scuole dove la connessione a internet non è in grado di sostenere l'innovazione, ma anche a causa della costante carenza di fondi per riparazioni, aggiornamenti, ecc.. Per questo il caro vecchio registro cartaceo non è ancora stato mandato in pensione: "Sono costretto a mantenere il registro cartaceo – spiega un dirigente scolastico che preferisce rimanere anonimo – perché il ministero non riconosce agli insegnanti il rimborso della spesa per dotarsi della firma digitale. Non posso certo pretendere che se la paghino di tasca propria”.
Dalle parti del ministero sanno bene che l'innovazione va a rilento. per questo l'obbligo di utilizzare il registro digitale è slittato di un anno: inizialmente previsto per questo settembre dall'ex ministro Profumo, è stato posticipato a causa delle connessioni alle reti scolastiche che spesso non riescono a supportare tutti gli accessi giornalieri. Il risultato è che si blocca tutto. In diverse zone del nostro Paese la banda larga non è stata ancora introdotta e si viaggia a velocità di 5 o al massimo 20 mega, troppo poco per gestire le informazioni di decine di classi e centinaia di alunni in contemporanea. C’è poi il problema della firma digitale. Per eliminare completamente i registri bisognerebbe fornire a tutti i docenti il kit della firma digitale, il cui costo varia da 30 a 150 euro all’anno. In media, per una firma digitale sicura basta spendere 50/60 euro, ma il ministero dell’Istruzione la fornisce soltanto ai capi d’istituto e ai segretari: i Direttori dei servizi amministrativi.