Una terza persona arrestata nell’ambito dell'inchiesta partita la scorsa estate sul bambino tenuto segregato dai genitori nella sua cameretta in Sardegna. È finita in manette anche la zia del bambino di undici anni, che da quanto emerso nel corso delle indagini veniva tenuto chiuso in quella che è stata ribattezzata "la villetta degli orrori", nelle campagne vicino ad Arzachena, in Costa Smeralda. Le manette per la zia del bimbo, cognata del padre, sono scattate mesi dopo gli arresti del padre e della madre, che attualmente si trovano ai domiciliari. La donna era già indagata. Su disposizione del gip del Tribunale di Tempio Pausania, i carabinieri del Reparto territoriale di Olbia, guidati dal colonnello Davide Crapa, hanno arrestato la donna, che è accusata dai pm Laura Bassani e Luciano Tarditi di essere l'ispiratrice e istigatrice dei metodi educativi subiti dal ragazzino segregato in casa. La donna, difesa dall'avvocato Jacopo Merlini, è stata rinchiusa nel carcere di Bancali, a Sassari.

Il bambino chiuso a chiave in camera – La vicenda del bambino segregato in casa in Costa Smeralda era emersa nel giugno scorso, quando una notte lo stesso undicenne aveva telefonato ai carabinieri per chiedere aiuto. Al telefono aveva raccontato di essere stato chiuso a chiave nella sua stanza, senza letto, senza luce e con un secchio dove fare i bisogni. Quella sera i genitori erano usciti. L’undicenne aveva anche un diario sul quale scriveva tutte le punizioni che gli venivano inflitte per educarlo, compreso l'uso di un tubo per picchiarlo. Ad agosto, dopo le prime ammissioni da parte dei genitori, la gip del Tribunale di Tempio aveva concesso gli arresti domiciliari alla coppia di coniugi che era stata arrestata con l'accusa di sequestro di persona e maltrattamenti in famiglia. Pare che la zia finita adesso in manette abbia condiviso alcune situazioni, insieme alla mamma del ragazzino, relative alle punizioni particolarmente dure.