Risonanza negata all’attore Francesco Chiantese perché pesa 183 chili: “Sono obeso, ma ho diritto a curarmi”

Da due mesi aspetta una diagnosi che potrebbe chiarire l'origine della sua paralisi facciale, ma per Francesco Chiantese il primo ostacolo è stato riuscire a fare una risonanza magnetica. Il 47enne senese, attore e "artigiano teatrale", pesa quasi due quintali e ha raccontato sui social la difficoltà incontrata nel trovare un macchinario adatto al suo fisico.
"Ho una paralisi facciale. Sono un attore, con questa paralisi non posso lavorare", ha scritto, trasformando la sua esperienza personale in una denuncia sulle difficoltà che possono incontrare i pazienti obesi nell'accesso alle cure.
Da settimane non riesce più a salire sul palco a causa di una misteriosa emiparesi facciale, probabilmente una paralisi di Bell, che non accenna a migliorare. La neurologa gli ha prescritto una risonanza magnetica per escludere problemi più seri, come una lesione al nervo o altre patologie.
"Di solito si risolve da sola – racconta – ma può volerci anche un anno. Per me sarebbe un problema enorme".
Il problema, però, è stato trovare una struttura in grado di effettuare l'esame. Francesco pesa 183 chili e spiega che la difficoltà principale riguarda soprattutto la larghezza delle spalle. "Sono obeso, ma ho anche le spalle larghe", ha scritto in un post pubblicato il 17 giugno.
Il Cup non è riuscito a indicargli una soluzione precisa e così ha iniziato a contattare personalmente i reparti di radiologia della provincia di Siena. "Non al centralino – sottolinea – ma reparto per reparto".
Dopo diversi tentativi è arrivata una possibilità all'ospedale Campostaggia di Poggibonsi, dove era disponibile una risonanza con un lettino capace di sostenere il suo peso. Ma anche lì l'esame si è fermato prima di iniziare.
"Mi mettono la cannula, mi spoglio, entro in sala. Ma le mie spalle sono troppo larghe". Il limite dell'anello era di 220 centimetri, mentre con le braccia arrivava a 225.
Una differenza minima che ha impedito a Francesco di completare l'esame e ottenere una diagnosi.
A Siena e in provincia non posso fare la risonanza, quindi non posso avere una diagnosi, quindi non posso curarmi, quindi non posso guarire, quindi non posso lavorare", ha scritto sui social.
La sua denuncia riguarda anche un problema più generale: secondo l'attore, il sistema sanitario non dispone di un percorso chiaro per orientare i pazienti che necessitano di apparecchiature con caratteristiche particolari. Il Cup toscano non filtra le prestazioni in base al peso o alle dimensioni e il catalogo regionale non prevede indicazioni specifiche per pazienti con queste necessità.
Non voglio privilegi – precisa – ma il riconoscimento di un diritto basilare per tutti".
Dopo il tentativo fallito a Poggibonsi, Francesco ha continuato la ricerca, cercando strutture anche fuori regione. "Con 400 o 500 euro nel privato probabilmente una soluzione la troverei subito. Ma è giusto che la sanità pubblica demandi al malato il compito di cercarsi una cura?"
La sua battaglia è proseguita anche sui social, dove ha ricevuto numerosi messaggi di sostegno. "Per fortuna – ha scritto – mi scatta più facilmente la rabbia della tristezza".