Riaperta l’inchiesta sull’omicidio della dirigente Digos Anna Esposito
Anna Esposito – dirigente della Digos di Potenza – venne trovata morta il 12 marzo del 2001 all'interno del suo appartamento di servizio, nella caserma Zaccagnino del capoluogo lucano. All'epoca l'inchiesta sentenziò il suicidio ma, a 12 anni di distanza, sono state riaperte le indagini. Il gip del tribunale di Potenza Michela Tiziana Petrocelli ha dato al pubblico ministero, Sergio Marotta, sei mesi per indagare. Ipotesi: omicidio volontario.
In effetti è sempre apparso strano il modo di suicidarsi della donna, che venne trovata con un conturone intorno al collo assicurato alla maniglia di una porta. La stessa autopsia, che rilevò la causa del decesso nel soffocamento, fece notare l'atipicità di un suicidio del genere, perché i piedi della donna toccavano il pavimento, perché l’ansa di scorrimento della cinta (che misurava solo 93 centimetri) era posta davanti sul lato destro, mentre più normalmente avrebbe dovuto disporsi nella parte posteriore del collo. Vicino al cadavere fu trovata una penna, ma nessun foglio. Né biglietti con una qualche traccia che potesse spiegare il suicidio. Le indagini frugarono ovunque nella vita di Anna Esposito, ma non trovarono nulla che potesse far pensare ad un omicidio.
Ad alimentare il mistero si aggiunse una dichiarazione di Guido Claps, fratello di Elisa, uccisa a Potenza il 12 settembre 1993 da Danilo Restivo, alla trasmissione "Chi l’ha visto?". "La mamma di Anna Esposito – disse in tv Gildo Claps – mi ha detto che la figlia alcuni giorni prima di morire le aveva confidato che in Questura qualcuno sapeva dove fosse sepolta Elisa". Le parole di Claps fecero partire un'altra inchiesta della Procura di Salerno, che tuttavia stabilì che non c'erano collegamenti tra Anna Esposito ed Elisa Claps. La nuova inchiesta riparte dalle carte rientrate da Salerno e da un’inchiesta giornalistica della Gazzetta del Mezzogiorno su particolari mai sviluppati dopo la morte dell'ex dirigente della Digos..