19 Ottobre 2017
15:39

Ravenna, una rara malattia uccide Rita: si pensa a una variante umana della mucca pazza

Rita Mazzotti, 68enne di San Pietro in Trento, secondo i medici sarebbe stata colpita dalla malattia di Creutzfeldt-Jakob, una variante umana di quello che è conosciuto come morbo della “mucca pazza”. In corso l’autopsia per chiarire le cause del decesso.
A cura di S. P.

Per consultare i risultati dell’autopsia sarà necessario aspettare ancora qualche giorno ma secondo i medici a uccidere Rita Mazzotti, una sessantottenne di San Pietro in Trento (Ravenna), potrebbe essere stato il morbo di Creutzfeldt-Jacob, una malattia considerata una variante umana della Bse, meglio conosciuta come morbo della “mucca pazza”. Rita – la cui storia è apparsa su Il Resto del Carlinosi è spenta appena sei mesi dopo i primi sintomi della malattia. I medici le avevano detto che nulla si poteva fare contro quella rara malattia neurodegenerativa che conduce a una forma di demenza progressiva. Non esisterebbe comunque alcun allarme in merito alla decesso della signora. Il periodo di incubazione della malattia può essere molto lungo e può essere legato all’assunzione di carne infetta, ma anche trasmesso attraverso materiale sanitario infetto. Come si legge sul quotidiano Lara, la figlia di Rita, ha seguito passo passo la madre durante la malattia e a lasciarle un po’ di amaro in bocca è stato il percorso sanitario ricevuto da parte delle strutture sanitarie romagnole nelle quali la donna è stata ricoverata negli ultimi sei mesi.

L’impressione che la figlia ha ricavato è stata quella dell’assenza di un protocollo specifico per la gestione di questa rara patologia: “Mia madre – ha raccontato – è stata inserita in un percorso alla stregua di una donna anziana, da indirizzare a una qualsiasi lungodegenza. In realtà aveva 68 anni, fino a pochi mesi prima guidava l’auto ed era in grado di fare tutto. Il percorso sanitario cui è stata avviata non era ben definito, io stessa dovevo chiedere al personale dei vari presidi di contattare gli specialisti del Bellaria – da cui invece ho ricevuto grande aiuto e disponibilità – perché fossero indirizzati su ciò che andava fatto”. La paziente è stata prima in ospedale a Forlì, poi ha trascorso periodi di degenza a Ravenna sia in ospedale che in cliniche private, mentre ha vissuto i suoi ultimi giorni di vita all’ospedale di Cervia.

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