Il giudice keniano Julie Oseko, della Corte di Malindi, che sta celebrando i processi sulla scomparsa della cooperante italiana Silvia Romano ha deciso di accorpare i procedimenti giudiziari che vedono alla sbarra i tre presunti componenti la banda che ha rapito la giovane italiana nel villaggio di Chakama, a 80 chilometri da Malindi. La decisione è stata presa ieri durante l'udienza di Ibrahim Adan Omar, arrestato nel mese di dicembre e trovato in possesso di un fucile mitragliatore e numerose munizioni. Si ritiene che l'uomo sia uno degli esecutori materiali del sequestro che non si è ancora concluso. Il giudice ha accolto la richiesta di accorpamento del procuratore Alice Mathangani.

La prossima udienza si terrà il 30 agosto, quando riprenderà anche il giudizio per i due arrestati il 31 dicembre 2018, Gababa Wario e Moses Luwali Chembe. Quest’ultimo è accusato di aver acquistato le moto utilizzate per il rapimento e di essere stato il basista della banda. L’uomo, durante l’udienza del 30 luglio, è stato riconosciuto dal venditore delle moto che ha anche esibito, davanti alla Corte di Malindi, la ricevuta della vendita. L’altro imputato – tutti e tre sono rei confessi – Gababa Wario, invece, non è stato riconosciuto dai testimoni. Nella prossima udienza, stando a quanto affermato dal portale degli italiani a Malindi, malindikenya.net,verranno ascoltati ben diciassette testimoni.

Il caso del rapimento di Silvia Romano, 23 anni, della quale non si sa più nulla da nove mesi sta viaggiando su due binari differenti. Oltre al processo ai componenti della banda che l'ha sequestrata continuano incessantemente le ricerche della cooperante italiana, anche grazie alla collaborazione, diventata ora più vigorosa, tra le autorità keniane e quelle italiane, che stanno impiegando i carabinieri del Ros e i servizi segreti.