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Prof prende a pugni uno studente, banchi in strada a Pontedera: “Stare dalla parte della Scuola”

In piazza Curtatone a Pontedera è stata ricreata un’aula scolastica con tanto di banchi e lavagne per far riflettere su quanto successo nei giorni scorsi, quando un prof ha preso a pugni uno studente. Il sindaco: “La generazione dei genitori di oggi, seduta su quei banchi, non può non sentirsi fattore integrante e responsabile nella filiera delle soluzioni”.
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A cura di Ida Artiaco
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Immagine da Facebook.
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"In questi giorni la nostra scuola è stata al centro della discussione pubblica nazionale per un episodio in effetti censurabile e inaccettabile sotto tutti i punti di vista. Prima di ogni altra considerazione mi preme rivendicare come la comunità educativa di Pontedera non sia certamente quella del video".

Comincia così il lungo post pubblicato su Facebook da Matteo Franconi, sindaco di Pontedera, città toscana protagonista nei giorni scorsi di un brutto episodio di cronaca: uno studente è stato preso a pugno da un insegnante all'istituto Pacinotti, a sua volta provocato dal ragazzo, il tutto documentato da alcuni filmati finiti sui social.

Per questo, ieri, come ha spiegato il primo cittadino, è stata ricreata in piazza Curtatone un'aula scolastica con tanto di lavagne, bandiere e banchi con sedie per far riflettere su quanto accaduto.

"Il nostro è un sistema scolastico popolato da donne e uomini che spendono quotidianamente ottime competenze e straordinarie energie per sostenere il percorso formativo degli studenti; lo fanno con professionalità, determinazione, rigore e umanità – ha continuato ancora Franconi -. Eppure fatti come quelli avvenuti in quella classe non devono soltanto esser censurati ma servire anche ravvivare una consapevolezza collettiva: quella che assegna alla nostra scuola il ruolo fondamentale per decidere quale società vogliamo e a quale futuro stiamo lavorando".

Il sindaco ha poi spiegato: "Ecco perché dobbiamo lavorare, anche a Pontedera, per coinvolgere in una discussione intergenerazionale, collettiva e programmatica docenti, studenti, famiglie, istituzioni e associazioni, per costruire insieme un orizzonte condiviso a cui tendere in cui ciascuno si senta (e ritorni a sentirsi) seduto su quei banchi, davanti o dietro quelle cattedre, lungo quei corridoi dove il camminare si fa cammino. Partendo da quelle quattro suggestioni riportate sulle lavagne e da quel libro bianco sulla cattedra da scrivere a cento e cento mani. Ecco perché abbiamo deciso di portare simbolicamente un'aula sul corso: la generazione dei genitori di oggi, seduta su quei banchi, non può non sentirsi fattore integrante e responsabile nella filiera delle soluzioni".

Infine, ha concluso affermando che "non basta commentare ciò che avviene dentro le aule né pontificare da fuori soluzioni salvifiche; dobbiamo piuttosto sentire nostre le sconfitte e le vittorie che ci vengono vissute, avvertire come nostre le soddisfazioni e le mortificazioni di chi ne fa parte, percepire insomma come nostri (e non di altri) i fallimenti sintetizzati in quel video: dagli sberleffi tracotanti (e intollerabili) dello studente alla reazione gravissima (e inaccettabile) del professore. Ecco perché non possiamo permetterci di stare dalla parte di nessuno: anzi occorre stare, tutti, dalla parte della Scuola".

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