
La nostra redazione riceve lettere e testimonianze relative a storie che riguardano il mondo del lavoro e della scuola. Invitiamo i nostri lettori a scriverci le loro storie cliccando qui.
Riceviamo e pubblichiamo di seguito una nuova testimonianza sul mondo della scuola. È la lettera di una insegnante, attualmente in pensione, che ci racconta in particolare la sua vita da precaria nella scuola. Parla di come ha iniziato con una supplenza alla fine degli anni 80, dei tanti concorsi, le graduatorie e soprattutto i tanti km fatti in auto ogni giorno per raggiungere le diverse sedi di lavoro. Una vita che le ha reso difficile anche la gestione della sua famiglia, con sei figli da crescere. Il “sospirato ruolo”, dice, è arrivato dopo anni: “Ora sono, finalmente, pensionata ma con una pensione da fame e tanta amarezza”.
La lettera a Fanpage.it
Nel 1989 ho fatto la mia prima supplenza, dopo un po’ di anni – nel 1997 – ho iniziato a lavorare regolarmente, ma come precaria. Ho superato i concorsi riservati e dal 2000 sono stata finalmente inserita nelle Graduatorie ad esaurimento. E lì sono rimasta per anni lavorando da ottobre/novembre fino a giugno.
Ho fatto centinaia di chilometri giù e su per la provincia di Perugia: raramente mi è capitato di avere una supplenza vicino casa. Ho fatto i salti mortali per gestire la mia maxi famiglia (6 figli) e il lavoro finché, nel 2010, ho avuto la possibilità di iscrivermi a un corso per l'abilitazione al sostegno, a Siena (ovvero a 130 km da casa).
Dopo due anni, una decina di esami più tesina e poco meno di 4.000 euro di sole tasse universitarie, ho ottenuto finalmente la mia preziosa abilitazione. Tuttavia ho dovuto attendere ancora due anni prima di avere il sospirato ruolo.
Ora sono, finalmente, pensionata ma con una pensione da fame e tanta amarezza. Diciassette anni di precariato – vale a dire di incertezza, cambio continuo di sede di lavoro, fatica e km di auto – lasciano il segno. Però sono sopravvissuta!