È stato assegnato nel Salone dei 500 di Palazzo Vecchio a Firenze il premio giornalistico dedicato alla memoria della giornalista Letizia Leviti. Ad aggiudicarsi la vittoria della terza edizione, che ha avuto come tema "sul campo", sono stati Daniele Bellocchio, giornalista freelance che ha partecipato con un reportage di guerra dal Chad, e Simona Berterame di Fanpage.it a cui è andata la menzione speciale per la sua videoinchiesta sulle discriminazioni dei pazienti affetti da HIV.

Il premio viene assegnato ogni anno ad un giovane giornalista under 35 che si è contraddistino per essersi fatto ambasciatore dei valori sostenuti dalla giornalista di Skytg24 Letizia Leviti, prematuramente scomparsa nel 2016, come l’onestà intellettuale, la cura del linguaggio, la profondità di contenuti e la volontà di essere dove accadono i fatti, e che quindi abbia praticato, per usare le sue stesse parole: "Un giornalismo interessato a sapere e raccontare non solo ‘cosa è successo' ma soprattutto ‘come è successo', attento a momenti, sfumature, espressioni, impressioni, dettagli che spesso vengono sacrificati per fretta, disattenzione, preconcetto editoriale".

"Abbiamo assegnato un riconoscimento – ci ha detto Claudio Cordova, presidente della giuria – sia ad un reportage realizzato all'estero, sia al lavoro di Fanpage.it fatto sul territorio italiano, dando anche un segnale che non c'è bisogno di andare dall'altra parte del mondo per fare giornalismo d'inchiesta. La vera novità del premio di quest'anno è stata proprio la nuova istituzione della menzione speciale assegnata a Fanpage.it, perché abbiamo riconosciuto la rilevanza sociale dell'inchiesta di Simona Berterame. Abbiamo ricevuto oltre 130 lavori di ottima qualità da tante parti d'Italia, molto variegati tra di loro, a dimostrazione del fatto che c'è ancora chi, talvolta con pochi mezzi, crede in questo lavoro, e questo è un buon segnale da cui ripartire".

Il lavoro vincitore realizzato da Daniele Bellocchio racconta la storia di un'attentatrice kamikaze del Chad, un paese che sta vivendo una forte crisi in seguito al prosciugamento del lago che era la principale fonte di sostentamento della popolazione. Prosciugandosi il lago, gli abitanti si sono ritrovati senza mezzi di sopravvivenza, visto che la pesca e l'allevamento sono diventati impraticabili, e l'unica prospettiva che viene loro offerta è quella di entrare a far parte del califfato.

"Per realizzare questo reportage sono stato in Chad due volte per un totale di sei mesi di lavoro, – ha raccontato Bellocchio, classe 1989 – è un lavoro che si è spinto in profondità per raccontare l'altro, anche quando l'altro ci fa paura, perché l'altro è il terrorista, il kamikaze, è un lavoro che vuole provare a capire come loro stessi diventano carnefici per non continuare ad essere vittime e come questo mondo del terrorismo e dello jihadismo è molto più complesso della semplice apparenza, perché dietro il mantello del terrore ci sono delle cause e delle conseguenze e questo lavoro cerca di raccontarle".

La giuria, composta da Claudio Cordova, Cecilia Anesi, Giulia Presutti, Sara Manisera e Flavia Barsotti, tutti giovani giornalisti che si sono contraddistini in questi anni per il loro lavoro sia d'inchiesta che sul campo, ha voluto premiare il lavoro di Bellocchio “Perché guarda da vicino mondi lontani, sommersi e difficili da esplorare. Andandoci di persona, calpestando la stessa terra dei testimoni che intervista, calandosi nelle loro vite, nella loro anima. Perché nel suo racconto c'è passione, c'è ricerca, c'è coraggio, c'è verità. Perché la sua profondità non è solo di argomento, ma anche di linguaggio. Perché non dimentica che il giornalismo racconta storie di persone, persone reali. Perché pesa e misura le parole, che sono colpi di pennello precisi ed efficaci. Perché sa che certi inchiostri possono mettere in moto piccole e grandi rivoluzioni. E questo è quello che vuole. Perchè con la sua penna giovane e curiosa, ci ha fatto viaggiare. E poi anche arrabbiare. Ci ha toccato nella mente e nel cuore, ci è rimasto dentro"

La videoinchiesta di Simona Berterame, vincitrice della menzione speciale, indaga su una pratica tristemente diffusa nel mondo medico, ovvero quei dentisti che si rifiutano di curare pazienti sieropositivi. Attraverso una telecamera nascosta, la giornalista di Fanpage.it ha documentato come un dentista di uno studio medico mette alla porta un paziente affetto da hiv affermando di non essere adeguatamente attrezzato.

“Ricevere un premio – ha detto la giornalista – è sempre una grande emozione ma lo è ancora di più in un contesto dove si vuole valorizzare il ruolo dei giornalisti più giovani, troppo spesso lasciati ai margini. E il mio videoreportage parla proprio di chi troppo spesso viene lasciato ai margini per uno stigma sociale che ancora fatica ad andare via. Vedere che il proprio lavoro è stato apprezzato e premiato è sicuramente motivo di orgoglio e ripaga tutta la fatica e le energie spese per realizzarlo”.

La giuria ha voluto premiare questo lavoro: “Perché non si ferma all'apparenza. Perché chiede, sgomita, scava. Perché cerca anche laddove ci sembra di conoscere già tutto. Proprio qui, a un passo da noi. Perché dimostra che diritti inalienabili, come quello alla salute, vengono negati per pregiudizi e assenza di cultura.  Perché il suo linguaggio video è preciso, originale e incalzante, capace di attrarre e tenere attaccati allo schermo anche i più giovani, che sono i principali fruitori dei contenuti online. Per la valenza sociale della sua denuncia, perché per distruggere alcuni pregiudizi, il primo passo è nominarli”.