Continuano ad emergere nuovi dettagli nell'ambito delle indagini sulla tragedia del Ponte Morandi, collassato a Genova nell'agosto del 2018 provocando la morte di 43 persone. Il documento "di programmazione del rischio", in cui nel 2014 venne scritto che il ponte Morandi di Genova era a "rischio crollo", veniva compilato anche coi dati ricevuti dai sensori che Autostrade aveva montato anni prima. Ma, hanno scoperto gli investigatori, dal 2015 quell'impianto di monitoraggio strutturale non funzionava più perché tranciato da lavori sulla carreggiata. I sensori, dunque, dicono gli inquirenti, non erano mai stati sostituiti. Il sistema era stato poi inserito nel progetto di retrofitting, i lavori di rinforzo delle pile 9 e 10 che però non sono mai partiti. Da quell'anno, sostiene la Procura, il documento in questione veniva compilato soltanto con le prove riflettometriche e non con altri sistemi di monitoraggio ed è probabile che questo sistema non fosse sufficiente a capire le reali condizioni del viadotto.

E allora, si chiedono gli inquirenti, perché nonostante i sensori fossero rotti e ci fosse un unico sistema di monitoraggio, senza nemmeno entrare nei cassoni, il "rischio crollo" non era stato preso in considerazione? Una delle ipotesi è che si dovesse risparmiare sui costi di gestione e che una chiusura parziale o totale della struttura potesse influenzare l'entrata nell'asset aziendale di nuovi soci cinesi e tedeschi. Intanto, domani sono previsti gli interrogatori di altri due indagati per l'inchiesta sui falsi report: il pubblico ministero Walter Cotugno ha convocato Serena Allemanni e Massimiliano Giacobbi, entrambi di Spea.

Ombre sul Ministero delle Infrastrutture: "Inaccettabile"

Mentre si cerca di rispondere a queste domande, ombre si sono alzate anche sul Ministero delle Infrastrutture, in seguito ad un articolo pubblicato questa mattina dal quotidiano La Repubblica, in cui si sostiene che anche i vertici del Dicastero fossero a conoscenza dei rischi legati al Ponte Morandi. Nella seduta del consiglio di amministrazione di Autostrade per l’Italia nel 2015, in cui si discusse anche proprio di quel documento stilato un anno prima e che evidenzia il “rischio crollo” per il viadotto Polcevera, partecipò sicuramente anche un rappresentate del Ministero. "Ho letto quello che avete letto voi e per me è inaccettabile. Anche intellettualmente incomprensibile", ha commentato la notizia Paola De Micheli, oggi ministra dei Trasporti e delle Infrastrutture.

La replica di Aspi: "Rischio solo teorico"

Autostrade per l'Italia, contattata da Fanpage.it per un commento, ha risposto con le parole utilizzate già ieri, spiegando ancora una volta che il rischio era solo teorico: "In relazione a quanto pubblicato oggi e ieri da un importante quotidiano nazionale Autostrade per l’Italia, al fine di evitare errori di interpretazione sui contenuti e sulle finalità del sistema di risk management di gruppo, precisa che come ogni altra grande società dispone di una procedura strutturata di gestione preventiva del rischio, nella quale vengono individuati e valutati i potenziali rischi a cui è soggetta la società. Il Consiglio di Amministrazione di Autostrade per l’Italia definisce quindi ad inizio anno la propensione al rischio tollerabile per ogni area aziendale e a fine anno recepisce dal risk officer l’avvenuto rispetto da parte dei dirigenti responsabili – che devono mettere in atto ogni azione preventiva per la gestione di ogni specifico rischio – delle linee guida individuate. Per quanto riguarda l’area dei rischi operativi, nella quale rientrava anche la scheda del Ponte Morandi, il Consiglio di Amministrazione di Autostrade per l’Italia ha sempre espresso l’indirizzo di mantenere la propensione di rischio al livello più basso possibile. Diversamente dall’interpretazione fornita dall’articolo, ciò significa in realtà che la società non è quindi in alcun modo disponibile ad accettare rischi operativi sulle infrastrutture. Di conseguenza, l’indirizzo del Consiglio di Amministrazione alle strutture operative è di presidiare e gestire sempre tale tipologia di rischio con il massimo rigore, adottando ogni opportuna cautela preventiva".