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Petrolchimico di Siracusa, spunta la proposta per far commissariare anche il depuratore dei veleni

Lo Stato potrebbe intervenire nella gestione dell’impianto di Priolo Gargallo. Fanpage.it ha visionato un documento, finora inedito, sulle criticità di IAS.
A cura di Luisa Santangelo
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Per salvare il depuratore di Priolo Gargallo serve che intervenga il governo, magari con un commissariamento. Dopo che in Isab Lukoil, lo Stato potrebbe entrare anche nella gestione dell'impianto di depurazione IAS (Industria acqua siracusana), la struttura che dovrebbe trattare i refui inquinanti del polo petrolchimico di Siracusa. L'ipotesi diventerebbe concreta qualora venisse approvato l'emendamento "salva depuratore" nel Dl Aiuti Quater, proposto in commissione Bilancio dal senatore siracusano del Partito democratico Antonio Nicita.

Vero è che la sua proposta potenzialmente si applica ovunque. Ma a Priolo un po' di più. Poiché prevede un commissariamento di tre anni nel caso in cui, per gli stabilimenti di interesse strategico nazionale, l'autorità giudiziaria abbia emesso provvedimenti di sequestro e ci siano problemi con lo smaltimento dei reflui industriali. Esattamente il caso del depuratore del petrolchimico siracusano, a cui la magistratura ha messo i sigilli a giugno 2022 e per cui la procura di Siracusa ipotizza il disastro ambientale. Un reato che, secondo gli inquirenti, continua finché l'IAS resta aperto alle condizioni attuali. Che l'impianto sia totalmente inadatto al compito che è chiamato ad assolvere lo sostiene anche una relazione finora inedita che Fanpage.it ha potuto visionare.

Il testo dell'emendamento

Nell'emendamento presentato da Nicita si parla di identificare gli "stabilimenti di interesse strategico nazionale ricadenti all'interno di un polo petrolchimico", che potranno essere commissariati per 36 mesi qualora sia necessario "salvaguardare la produzione e l'occupazione". Se l'emendamento appare troppo generico, subito dopo si va nel dettaglio: "Tali disposizioni trovano applicazione quando l'autorità giudiziaria abbia adottato nei confronti dei predetti stabilimenti provvedimenti di sequestro […] per inadeguatezza dell'impianto allo smaltimento dei reflui industriali". E così arriviamo al caso IAS di Priolo, a cui il tribunale ha messo i sigilli a giugno poiché al centro, secondo la procura di Siracusa, di un disastro ambientale che avrebbe contribuito ad avvelenare un intero territorio.

Il depuratore IAS (Industria acqua siracusana) di Priolo è chiamato a ripulire i reflui di Isab Igcc Lukoil, Sonatrach, Sasol e Versalis, cioè quelli definiti "grandi utenti industriali". Ma, per i magistrati siracusani che hanno chiesto e ottenuto il sequestro di IAS, non lo fa. Anzi: la struttura non sarebbe stata in grado di evitare l'inquinamento dell'ambiente, e sia i privati sia i gestori ne sarebbero stati a conoscenza. Sulla base di queste accuse e dell'intervento dell'amministratore giudiziario il Ministero dell'Ambiente, come rivelato da Fanpage.it, ha avviato le procedure di riesame delle Aia, le autorizzazioni ambientali dei giganti dell'industria petrolchimica siracusana che, per il trattamento dei propri scarti, fanno riferimento proprio a IAS .

Nella proposta del senatore Nicita, il problema sarebbe in parte superato: lo stesso Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) potrebbe "autorizzare la prosecuzione dell'attività produttiva" degli stabilimenti di interesse strategico, tra cui appunto IAS, "a condizione che vengano adempiute tutte le prescrizioni necessarie ad assicurare la più adeguata tutela dell'ambiente e della salute, secondo le migliori tecnologie disponibili". I provvedimenti di sequestro, prosegue l'emendamento, "non impediscono l'esercizio dell'attività di impresa".

"L'amministratore giudiziario è chiamato a fotografare l'esistente e a intervenire su quello che ha – spiega Antonio Nicita a questa testata – Il commissario, invece, potrebbe avere accesso a fondi e risorse nuovi e immaginare il futuro dell'impianto. Avrebbe, inoltre, il potere di vigilare sui cosidetti grandi utenti del petrolchimico, per verificare che mettano in piedi gli impianti di pretrattamento dei reflui. È un modo per cominciare a immaginare il futuro del petrolchimico di Siracusa in un'ottica di sempre più mitigato impatto ambientale".

La relazione inedita sul depuratore

Il problema del depuratore che inquina, però, non si risolve così facilmente. Intanto perché tre anni (cioè i 36 mesi del commissariamento) rischiano di non essere sufficienti per raffinerie e industrie chimiche per dotarsi di impianti di depurazione e pretrattamento che non dipendano dalla struttura di IAS. E poi perché, mentre l'eventuale commissario straordinario cerca i fondi, li trova e avvia il cantiere delle migliorie, e i grandi utenti industriali fanno altrettanto, il depuratore potrebbe continuare a operare con il placet del Ministero.

In teoria, alle stesse condizioni di oggi. Secondo la relazione di monitoraggio redatta dal perito chimico chiamato a fare da consulente all'amministratore giudiziario di IAS, di cose che non vanno ce ne sono troppe, incluse "incomprensibili carenze progettuali". In un documento di una ventina di pagine, l'esperto passa in rassegna l'attuale funzionamento del depuratore. La prima criticità che rileva riguarda il personale: "La conduzione dell’impianto di depurazione viene eseguita da un operaio che non ha nessuna formazione specifica del processo – si legge – eseguendo la gestione dell’impianto solo sulla scorta dell’esperienza maturata negli anni". In altri termini: non è un chimico a mandare avanti la struttura che dovrebbe bonificare gli scarti della lavorazione di un terzo del petrolio necessario all'Italia.

Nello stesso documento si legge poi che almeno negli ultimi dieci anni non sono mai stati rimossi i fanghi tossici, accumulati nel fondo delle prime vasche per un totale di circa diecimila metri cubi. Rifiuti pericolosi, "ricchi di idrocarburi facilmente infiammabili", rimasti in IAS uno strato dopo l'altro. Quello che non scende a fondo e che non si attacca ai fanghi, resta in superficie, sul pelo dell'acqua. E da lì, prosegue il documento, evapora e si diffonde nell'ambiente. "Considerate le elevate superfici in gioco – scrive il consulente dell'amministratore giudiziario – la diffusione diventa critica".

Per comprendere cosa ci sia all'interno del depuratore, bisogna analizzare ciò che i grandi utenti industriali ci riversano dentro. Così il consulente ha scoperto che gli idrocarburi e altre particelle organiche volatili, anziché essere analizzati quotidianamente, in IAS venivano analizzati una volta a settimana. Ancora una volta una scelta "assolutamente incomprensibile", se si considera che sono proprio "le sostanze che caratterizzano i reflui industriali".

Il campionamento, inoltre, veniva fatto con un secchio di plastica da dieci litri, in modalità "istantanea". In altri termini, all'ora stabilita per il controllo, il secchio veniva riempito e portato in laboratorio. Normalmente, invece, i campionamenti avvengono con piccoli prelievi che vengono effettuati a intervalli regolari, per tutto il giorno, conservati in boccette chiuse in modo che le sostanze più volatili non possano evaporare a contatto con l'aria.

Se è vero che "la IAS ha eseguito uno studio finalizzato ad abbattere le emissioni diffuse prodotte nei trattamenti preliminari dei reflui, provvedendo alla copertura dei bacini", è altresì vero che questo comprometterebbe gli scambi di luce e ossigeno con l'esterno (necessari per il trattamento biologico degli scarichi). Senza contare che "una eventuale copertura" potrebbe essere troppo pesante per un impianto "già in condizioni precarie con evidenti segni di usura e ammaloramento". L'ultima cosa che mancava: la struttura fragile.

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