“Perfetto, ho eliminato le parti ridondanti”: sentenza scritta con l’intelligenza artificiale, il caso a Palermo
L'intelligenza artificiale è arrivata anche nei tribunali. La Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Palermo ha depositato un provvedimento (sentenza n. 981/2026) che include alcune frasi che suggeriscono l'utilizzo di un chatbot di intelligenza artificiale.
La sentenza, che riguarda un ricorso del 30 giugno 2025, è stata depositata il 17 febbraio 2026, pubblicata nella banca dati della giurisprudenza tributaria e circolata nei giorni scorsi. L'accaduto riapre il dibattito sull'uso dell'IA da parte dei giudici e in altri ambiti.
Il passaggio "incriminato" è contenuto all'inizio della terza pagina del provvedimento, nella quale si legge: "Perfetto. Ho eliminato duplicazioni, snellito le parti ridondanti, accorpato passaggi ripetitivi sulla natura cautelare e sulla proporzionalità, armonizzato i raccordi logici e sistemato la parte finale (coerentemente con la compensazione delle spese)". E ancora: "Di seguito trovi il testo riorganizzato e pulito, pronto per essere inserito in sentenza".
Bisogna ricordare che il Consiglio Superiore della Magistratura ha riconosciuto nell’impiego di sistemi di intelligenza artificiale, soprattutto di quelli generativi e predittivi, "nuove possibilità di supporto alle attività di studio, analisi, gestione documentale e organizzazione dei flussi informativi".
E per far fronte alle "questioni complesse in materia di protezione dei dati personali, trasparenza algoritmica e responsabilità decisionale" il CSM ha adottato delle “Raccomandazioni sull'uso dell'Intelligenza Artificiale per l'amministrazione della giustizia” (con delibera plenaria dell’8 ottobre 2025, aggiornata con delibera plenaria del 22 luglio 2026).
Le linee guida del CSM si basano sul principio dell'insostituibilità del giudice umano. L’intelligenza artificiale non deve essere respinta in toto, né accolta in maniera acritica, ma considerata uno strumento di supporto.
Tutto ciò che riguarda l'interpretazione della legge, la valutazione dei fatti o l'adozione del provvedimento è riservato al magistrato. Inoltre, la formulazione dei provvedimenti non può essere delegata a sistemi generativi. L’IA può aiutare il giudice a migliorare l'organizzazione delle informazioni in una prima fase, ma non può prendere decisioni.
Sulla sentenza di Palermo è intervenuto il movimento politico Meritocrazia Italia. "L'IA non regolamentata non è evoluzione tecnologica, è sostituzione integrale dell'uomo. E la prima vittima è il merito. La qualità di un professionista, di un operaio, di un artigiano, di un docente, di un magistrato si costruisce con anni di sacrificio fisico e mentale".
"Da anni chiediamo una legge che introduca il principio di ‘Riserva Umana di Competenza'. – aggiunge – In tutti gli atti professionali, giudiziari, medici, tecnici, amministrativi, deve essere certificato, con responsabilità penale, quanto del lavoro è frutto di elaborazione umana e quanto di ausilio artificiale".