Già 19 anni fa una consulenza “scagionava Stasi”, ma non era nel fascicolo dei Ris: cosa dice la procura sui pedali
Non solo Andrea Sempio, gli ultimissimi accertamenti della Procura di Pavia sul delitto di Garlasco si sono concentrati anche su Alberto Stasi. O meglio, sul DNA di Chiara Poggi sulla bici del suo fidanzato e che finì tra gli elementi che portarono alla condanna di Stasi. Già nel fascicolo depositato lo scorso 7 maggio i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano avevano precisato che: "Non fu mai accertato con certezza scientifica che la sostanza presente sui pedali della bicicletta ‘Umberto Dei' fosse sangue". Ora i magistrati sono tornati a fare ulteriori considerazioni in vista anche del fatto che questa chiusura indagini dà il via libera alla difesa di Alberto Stasi o alla Procura generale di Milano di procedere con la richiesta di revisione per l'unico condannato per il delitto di Chiara Poggi. Ma su cosa si basano gli ultimi accertamenti spiegati nella nota stampa della Procura di Pavia?
I magistrati fanno riferimento a una consulenza della difesa di Stasi firmata dai genetisti Ugo Ricci e Pasquale Linarello su cui si basava sui dati grezzi ottenuti nel 2007 e consegnati alla Procura di Pavia dal RIS di Parma – ovvero chi li raccolse nei giorni successivi l'omicidio con a capo Luciano Garofano – il 6 novembre del 2025 quando le indagini erano state già riaperte.
Linarello e Ricci nella loro consulenza avevano sottolineato la presenza di contro-analisi sullo stesso campione del materiale genetico prelevato sui pedali della bici Umberto Dei. Se le prime analisi avevano dato esito positivo e avevano portato quindi al fermo di Stasi, le contro analisi avevano però dato esito negativo. Per questo, la difesa di Stasi precisa che il loro assistito poteva essere scagionato 19 anni fa. Questo perché questi test negativi non rientrarono nel fascicolo della Procura di Vigevano. Non è un caso che i pm hanno sentito in Procura Garofano e gli altri ufficiali allora del Ris di Parma.
Nel dettaglio si legge: "In altri termini, il profilo genetico determinato appena il giorno prima (19.09.2007) dall'unico estratto disponibile ricavato dai pedali della bicicletta (reperto bu_p) attribuito dal consulente tecnico del P.M. dell'epoca ‘oltre ogni ragionevole dubbio' alla vittima, era risultato totalmente negativo il giorno successivo (20.09.2007), allorquando lo stesso consulente". Insomma, due test con due risultati diversi a distanza di poche ore. Perché allora si è dato importanza solo ed esclusivamente al test positivo?
Ora è tornata a lavorarci la Procura di Pavia che oltre a svolgere indagini "al fine di ottenere chiarimenti da appartenenti al Ris di Parma dell'epoca" ha commissionato una nuova consulenza ai dottori Carlo Previderè e Pierangela Grignani: dovevano svolgere una valutazione critica di tali contrastanti risultati. Quali sono stati i loro risultati?
Hanno confermato l'esistenza di analisi negative (datate il 20 settembre 2007) sul DNA associato in un primo momento alla vittima e per questo all'epoca dovevano essere stati fatti approfondimenti. Cosa che invece non risultano. Perché non vennero fatti all'epoca? E perché questi test negativi non rientrarono nel fascicolo?
Ora non resta che farsi la domanda più importante: basterà per riaprire il processo nei confronti di Alberto Stasi?