Se per caso vi ha stupito il silenzio del Partito Democratico sulla vicenda degli striscioni tolti (perché impolverati) di Giulio Regeni allora non potete non godervi l'assordante silenzio dei democratici sulla vicenda della Sea Watch che da giorni caracolla in mezzo al mare, al limite delle acque territoriali italiane con il suo carico di disperati rotto finalmente oggi. Su Regeni invece solo qualche tweet, dal profilo ufficiale del partito, e qualche timida voce di qualche esponente a rompere il muro del disinteresse totale che sembra avere colto il segretario Zingaretti e i suoi, tutti attenti a galleggiare (anche loro) in una terra di mezzo dove non esce altro se non un "Salvini cattivo" o "Di Maio impreparato".

Ma la questione di Giulio Regeni e di questo governo che striscia ai piedi di Al Sisi, leccando l'Egitto come ineludibile partner commerciale è qualcosa che grida vendetta e che meriterebbe i democratici assedianti, incazzosi e con la voce altissima per chiedere giustizia. Non è questione di opposizione politica, no: qui c'è in ballo la vita di un giovane (italiano, eh) che viene stuprata anche nel ricordo e nella verità di giustizia, dopo essere stata incenerita e bastonata dalla polizia egiziana. C'è un ministro dell'interno che twitta su tutto ma non riesce a proteggere un italiano (e la sua famiglia) dalle continue prese per i fondelli del governo egiziano. C'è una Procura, quella di Roma, che non riesce ad ottenere collaborazione dalle forze investigative egiziane e anzi si ritrova a dover combattere contro i continui depistaggi. C'è un Paese intero che vorrebbe capirci qualcosa, ottenere almeno un briciolo di verità, e invece si sente rispondere che ormai Giulio Regeni è una storia vecchia come se davvero possano invecchiare le storie di cui non si è mai raccontata la fine. E il PD? Niente. Meglio, poco o niente. Il minimo sindacale per non essere invisibile. Eppure basterebbe avere il coraggio di smetterla di sentirsi colpevoli per quello che è stato il PD al governo, avere il coraggio di riconoscere i propri errori e le proprie debolezze, e dire agli elettori che si è capita la lezione e che è ora davvero di alzare la voce. Cosa fare del resto l'hanno scritto benissimo i genitori di Giulio nella loro lettera: ritirare l'ambasciatore italiano al Cairo sarebbe già un primo, importante segnale. E invece? E invece niente. Silenzio. Il silenzio di chi pensa di poter fare politica galleggiando in mezzo a una storia che perde lacrime e sangue da tutte le parti.

O forse il partito appare molto più impegnato in un tentativo di pacificazione interna (piuttosto fallimentare, visti i risultati) al posto di fare politica come è chiamato a fare. Che Salvini in nome di un principio tenga Sea Watch in mezzo al mare mentre continuano ad arrivare comunque immigrati in ogni dove dimostra per l'ennesima volta che l'azione del ministro dell'interno è a uso e consumo della propaganda piuttosto che del governare il Paese (cosa di cui non è capace). Che il ministro dell'interno non abbia il coraggio di alzare la voce contro l'Egitto (anzi, che addirittura lo consideri più importante della vita persa da un giovane italiano) conferma che è il solito forte con i deboli ma debole con i forti e ci sarebbero per i democratici intere praterie da percorrere per recuperare consenso. E invece niente. Niente di niente. Il PD sembra un partito capitato in Parlamento per caso, arrovellato (come sempre) sulle sue beghe interne. Fuori niente. Niente di più della recriminazione di qualche corrente o qualche attacco puerile ai propri avversari. Bravi. Avanti così.