A Varano Melegari, nella provincia di Parma, da giorni si parla di una festa che è stata organizzata nel Castello Pallavicino. Una festa a luci rossi che ha scatenato delle polemiche: in particolare, sotto accusa c’è la giunta leghista, che ha concesso l'uso del castello agli organizzatori delle serate “Decadence”, serate caratterizzate solitamente da bondage e burlesque. Si è parlato di una serata che ha provocato “sdegno e sconcerto” tra i residenti anche per alcune scene poco edificanti avvenute nelle strade del paese di cui si sarebbero resi protagonisti i partecipanti e il gruppo consiliare del Pd ha deciso di saperne di più tramite una interrogazione presentata in Consiglio comunale. Secondo il Pd, guardando semplicemente il sito di chi promuoveva la serata erano chiare le pratiche che caratterizzavano il party e questo “avrebbe dovuto far riflettere prima di concedere l'uso del castello”.

Il sindaco della Lega Giuseppe Restiani ha letto in Consiglio comunale una lettera di scuse inviata dal gestore della dimora, ma il Pd chiede altre informazioni dato che ci sarebbero stati anche danni nel castello e parla di “pratiche e situazioni incompatibili con la destinazione di un luogo istituzionale, pubblico e storico”. Nella lettera di scuse dell'associazione che gestisce il maniero pubblico in cui è andato in scena il party si parla di "atti sconvenienti e ineducati, segnalati da alcuni cittadini varanesi, avvenuti in prossimità del paese e indirettamente collegati all'evento privato". L'associazione Decadence ha intanto spiegato alla Gazzetta di Parma: "Le nostre feste sono a tema gotik. Promuoviamo performance puramente artistiche: bondage, sospensioni, bdsm. Non vi è mai pornografia o violenza o nulla che possa essere censurato. Vigiliamo sui partecipanti: per poter essere ammessi a un nostro evento è obbligatorio tesserarsi. La richiesta viene poi attentamente vagliata". Sulla pagina Facebook dell’evento si parlava però di “ultima chiamata” il giorno stesso del party e in diversi post gli organizzatori sottolineavano “no tessera”.