Padre Pierluigi Maccalli e Nicola Chiacchio, rapiti in Africa tra il 2018 e il 2019, sono stati liberati in Mali e sono rientrati in Italia. L'aereo con a bordo i due connazionali è atterrato a Ciampino alle 13,49: ad accoglierli il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi di Maio. "Con Maccalli e Chiacchio, in poco più di un anno abbiamo liberato e riportato a casa 7 ostaggi italiani che erano nelle mani di terroristi od organizzazioni criminali. Continuiamo a lavorare giorno e notte e in queste ore stiamo concentrando gli sforzi per i nostri connazionali in Libia. Abbiamo attivato tutti i canali internazionali e stiamo lavorando in silenzio e con riserbo come richiesto in queste situazioni per raggiungere il miglior risultato. Siamo in continuo contatto con le famiglie dei pescatori.Massimo impegno per il nostro Paese. Viva l’Italia. Sempre", ha scritto sui social Di Maio.

La notizia del loro rilascio è arrivata nella serata di ieri, giovedì 8 ottobre. A confermarla subito su Twitter il presidente Conte e il ministro Di Maio. "Padre Pierluigi Maccalli e Nicola Chiacchio, rapiti in Africa tra il 2018 e il 2019, sono liberi e stanno rientrando in Italia! Grazie al nostro comparto di intelligence, in particolare all'Aise, e alla Farnesina per questo risultato”, ha scritto Conte. “Una bella notizia: padre Pier Luigi Maccalli e Nicola Chiacchio sono finalmente liberi e stanno bene. Erano stati rapiti da un gruppo jihadista. Grazie alla nostra intelligence, in particolare all'Aise, e a tutti coloro che hanno lavorato per riportarli a casa”, il tweet invece di Di Maio dopo la liberazione dei due connazionali in Mali.

Padre Maccalli in volo per l'Italia: “Gioia immensa”

Padre Antonio Porcellato, Superiore Generale della Società delle Missioni Africane, ha confermato a Vatican News che padre Maccalli è in volo per tornare in Italia. "È una gioia immensa, grande dopo due anni di attesa. Siamo contenti", così padre Porcellato che ieri sera, dopo la notizia della liberazione, ha chiamato la sorella che ancora non aveva conferma poi l'ufficialità. "Un po' ce l'aspettavamo in questi ultimissimi giorni, avevamo speranza perché in Mali c'erano dei movimenti tra il governo e gli jihadisti con la liberazione di 200 ostaggi. Penso alla gioia anche della sua famiglia, di suo fratello Walter che è missionario in Liberia in questo momento e di sua sorella, di suo fratello. Certamente sono momenti di grande gioia”, ha aggiunto. Il religioso ha spiegato che nel corso della prigionia padre Maccalli si è fatto un rosario con delle corde: "Sì, siccome era una condizione difficile perché penso che cambiassero luogo per dormire ogni giorno, molto spesso e anche in un ambiente non cristiano, quindi senza nessun appoggio. Forse il rosario è l'unica cosa facile da riuscire a fare anche per non dare nell'occhio in qualche maniera". "Viene da una famiglia di grande fede e credo che l'abbia sostenuto in questi due anni di prigionia. È un uomo anche abituato all'Africa e alle sue difficoltà e quindi al deserto, in questi lunghi giorni di attesa, penso che la preghiera lo abbia sorretto ma anche la memoria della Bibbia, dei salmi lo abbia veramente sostenuto e credo abbia rappresentato una presenza incoraggiante anche per gli altri intorno a lui", ha commentato ancora padre Porcellato.

Quattro gli ostaggi liberati

Sulla vicenda dei due connazionali il pm Sergio Colaiocco aveva aperto un fascicolo di indagine in cui si ipotizzava il reato di sequestro con finalità di terrorismo. Padre Maccalli, 59enne della diocesi di Crema, era stato rapito il 17 settembre del 2018 in Niger. In aprile Avvenire aveva pubblicato un breve video in cui appariva il sacerdote prigioniero, vestito in abiti tradizionali della regione, insieme a Chiacchio, del quale si erano si erano perse le tracce da anni, forse rapito durante una vacanza. I due, nelle immagini, avevano solo dichiarato la propria identità. Con i due italiani hanno riacquistato la libertà l'ostaggio francese Sophie Pétronin e Soumalia Cissé, noto politico maliano.