Operai sfruttati per produrre i loro capi, amministrazione giudiziaria per Patrizia Pepe e Dixie
Le aziende che producevano abiti per due marchi conosciuti della moda italiana avrebbero sfruttato i propri dipendenti, tra paghe troppo basse, turni estenuanti e lavoratori impiegati anche in nero. Per questo il Tribunale di prevenzione di Firenze, su richiesta della Procura di Prato, ha disposto per un anno l'amministrazione giudiziaria di Tessilform, società che controlla il marchio Patrizia Pepe, con sede a Campi Bisenzio, e di Dixie, altro brand di abbigliamento con sede a Signa. Secondo i giudici, le due imprese non avrebbero controllato in modo adeguato le aziende a cui affidavano le lavorazioni, finendo così per agevolare, seppure colposamente, lo sfruttamento. Il provvedimento non equivale a una condanna e non contesta direttamente ai due marchi di aver sfruttato i lavoratori.
Le aziende terziste e i lavoratori sfruttati nel distretto di Prato
Al centro dell'indagine condotta dalla Guardia di finanza e dalla Asl Toscana Centro c'è una rete di imprese riconducibili a una coppia di imprenditori albanesi, indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Tra le società finite sotto la lente degli investigatori ci sono la Re-Stiro, specializzata in stireria, e Alba srl, oggi in liquidazione. Secondo l'accusa, nelle aziende sarebbero stati impiegati operai albanesi, pakistani e bengalesi in condizioni di grave sfruttamento: stipendi inadeguati, orari molto lunghi, riposi e ferie negati, oltre a lavoratori in nero.
Gli investigatori avrebbero ricostruito i rapporti commerciali con i marchi attraverso fatture, documenti di trasporto, etichette dei capi, liste di imballaggio e comunicazioni. Secondo il calcolo degli inquirenti, i rapporti con una delle società committenti avrebbero generato introiti per circa 500mila euro. Le ditte terziste avrebbero abbattuto i costi della manodopera anche attraverso società schermo, ottenendo così margini di guadagno più elevati.
La vicenda era già emersa nel settembre 2025, quando alcuni operai della stireria Alba, a Montemurlo, furono aggrediti davanti allo stabilimento mentre protestavano con il sindacato Sudd Cobas per le condizioni di lavoro. La mobilitazione proseguì anche a Firenze: nel novembre dello stesso anno i lavoratori occuparono per alcune ore la boutique Patrizia Pepe in piazza Duomo, chiedendo al marchio di intervenire nella vertenza. Sono 18 i lavoratori che hanno collaborato con gli investigatori. Per loro la Procura ha chiesto il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di giustizia.
Il procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, ha sottolineato la necessità di rafforzare gli organici investigativi:
Se vi fosse una più consistente aliquota di appartenenti alla polizia giudiziaria e un organico di procura più adeguati alla realtà criminale di Prato la strategia contro lo sfruttamento dei lavoratori potrebbe espandersi in modo capillare".
Le repliche di Patrizia Pepe e Dixie
La misura disposta dal Tribunale ha una durata di un anno e prevede la nomina di un amministratore giudiziario, che affiancherà gli organi societari senza sostituirli. L'obiettivo è rafforzare i controlli sulla filiera produttiva e impedire che le aziende possano continuare ad avere rapporti con realtà coinvolte nello sfruttamento.
Dixie ha respinto ogni coinvolgimento: "La Dixie è estranea a qualsivoglia fenomeno di sfruttamento illecito della manodopera", hanno dichiarato gli avvocati Gino Bottiglioni e Olivia Nati, aggiungendo: "Intendiamo collaborare con il tribunale e l'amministratore giudiziario per intraprendere una strada condivisa".
Anche Tessilform ha precisato che il provvedimento non le attribuisce alcun reato e che il Tribunale la considera estranea ai fatti oggetto dell'indagine. La società ha spiegato che le imprese fornitrici coinvolte non lavorano più per il marchio da oltre un anno e che la misura ha lo scopo di rafforzare i controlli sulla filiera. "La tutela della dignità e dei diritti di chi lavora, in ogni anello della filiera, è un valore non negoziabile", si legge nella nota. Tessilform ha inoltre dichiarato di avere già avviato una revisione delle procedure interne e di voler proseguire questo percorso in collaborazione con l'amministratore giudiziario. L'azienda ha infine assicurato che l'attività, i rapporti con clienti e partner e i livelli occupazionali proseguono regolarmente.