Anne Carson, il traduttore italiano: “Dopo il Nobel finalmente riceverà le attenzioni che non ha avuto finora”

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Patrizio Ceccagnoli e Anne Carson
“Leggiamo più Anne Carson!” dice Patrizio Ceccagnoli, traduttore italiano di Anne Carson, vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura 2026. Gli abbiamo chiesto del suo rapporto con la poetessa e con la sua opera.

Anne Carson è la vincitrice Premio Nobel per la Letteratura 2026: data tra le favorite, ha mantenuto i pronostici. Poetessa, saggista, innovatrice della lingua e della forma, Carson è una classicista che si è messa in gioco con diverse modalità di scrittura: poesie, saggi, testi critici in prosa e romanzi in versi, fino a un report del concerto di Rosalía pubblicato sulla London Review of Books. Quest'ultimo è un esempio per comprendere come un'artista spesso definita inclassificabile e talvolta difficilmente accessibile si confronti continuamente anche con il quotidiano. In Italia la pubblicano diversi editori, tra cui Utopia e Crocetti, particolarmente attivi nella diffusione delle sue opere, ma anche La nave di Teseo e Tlon. E a tradurla c'è soprattutto Patrizio Ceccagnoli, professore associato di Italianistica alla University of Kansas e critico letterario: sue sono le versioni di libri come "Economia dell'imperduto", "Vetro, Ironia e Dio", "Come l'acqua" e l'ultimo pubblicato "La norma sbagliata". Gli abbiamo chiesto, con uno scambio di mail, di raccontarci il suo rapporto con la poetessa e con la sua opera.

Mi racconta quando si è imbattuto nell’opera di Carson per la prima volta e quando ne è diventato il traduttore ufficiale?

Ho cominciato a leggere ac a NYC durante il mio dottorato alla Columbia University agli inizi degli anni Duemila. Lei era già una star. Non direi che sono il “traduttore ufficiale”, perché l’ufficialità manca; certo, sono il traduttore che ne ha tradotto più opere. In un caso, Anne intervenne per farmi assegnare una traduzione, e ne fui felice. Quello fu uno dei pochi suoi libri che non uscì con le mie traduzioni. E mi dispiacque molto.

La motivazione per cui Anne Carson ha vinto il Nobel è per aver "creato nuove forme per la letteratura contemporanea". Qual è, secondo lei, la rivoluzione che Carson ha portato nella scrittura?

I critici criticanti già si dividono nello stabilire se la sua poesia sia effettivamente sperimentale. Di certo la sua scrittura è liberatoria, creativa, aperta a tutte le influenze. Questo è sperimentale, secondo me.

Lei ha tradotto otto libri di Carson. Qual è stata la difficoltà maggiore nel trasferire in italiano una scrittura così personale, nella quale il significato dipende anche dalla forma, dalle interruzioni e dai silenzi?

Difficile dirlo, quindi meglio tacerne. Sicuramente l’ho più volte fraintesa, senza volerlo, e me ne dispiace, ma non sempre con suo danno…

Tradurre per tanti anni un’autrice crea un legame particolare con lei e la sua scrittura?

Per metonimia, ho passato più tempo con lei che con mia moglie negli ultimi anni. Ma forse non la conosco, né conosco del tutto neanche mia moglie.

Ci sono stati dei passaggi o libri che le hanno richiesto un lavoro particolarmente lungo, oppure scelte di traduzione che hanno cambiato il suo modo di leggere Carson?

Anche qui preferisco soprassedere, se posso. Dico solo che la sua poesia non cerca la chiarezza che ci si aspetta a volte da un traduttore.

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Quali sono le soddisfazioni più grandi nel rendere accessibile la sua opera ai lettori italiani?

Be’ condividere una gioia è la gioia più grande.

Come ha reagito quando è stata annunciata l’assegnazione del Nobel?

Non ho avuto tempo di reagire perché sono stato rapito dai media italiani!

Che rapporto ha costruito negli anni con l’opera di Carson? E con lei, personalmente?

Un rapporto dolceamaro, di amore e odio, ma soprattutto amore.

È riuscito a farle i complimenti?

Le ho scritto, sì.

Tra le opere di Carson che ha tradotto qual è quella a cui è più legato e perché?

Forse "Economia dell'imperduto" e quelle degli esordi: "Vetro, Ironia e Dio" e "Come l'acqua".

Cosa cambierà questo Nobel nel modo di approcciare la sua opera, secondo lei?

Possiamo solo temere quello che ora accadrà, ma scherzi a parte, ora riceverà le attenzioni che non ha ricevuto finora anche in Italia, per esempio.

Un riconoscimento come il Nobel potrebbe far pensare, quasi pavlovianamente, a una riscoperta della poesia. Ma di cosa avremmo davvero bisogno per rendere questo genere più accessibile ai lettori? Crede che sia qualcosa di possibile senza svilirne la potenza?

Il genere è accessibilissimo, sono i lettori a esser pigri, non disponibili. Poi ci sono diversi livelli di scrittura e di lettura ma da qualche parte bisogna iniziare. Allora, leggiamo più Carson!

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