Omicidio Casagrande, l’ex carabiniere che arrivò sulla scena del delitto nel ’91: “Sandra aspettava qualcuno”

"Quella notte eravamo al Nucleo Investigativo e stavamo lavorando su altre cose, quando un cittadino di Roncade contattò il 112 dopo essere entrato nel negozio e aver trovato la signora Casagrande. Inizialmente, si pensò a una rapina finita male".
A parlare a Fanpage.it e a ricostruire la notte dell'omicidio di Sandra Casagrande, la 44enne uccisa con 22 coltellate nella sua pasticceria a Roncade, è Antonio ‘Tony' Bericotto, ex carabiniere (oggi è a capo di un’agenzia investigativa di Treviso, lasciò l’Arma nel 1997), tra i primi a raggiungere il luogo del delitto la notte del 29 gennaio 1991.
Si è tornati a parlare del caso irrisolto perché pochi giorni fa la Procura di Treviso ha indagato un uomo di 57 anni, Paolo Gorghetto, residente a San Cipriano.

"Il mio intervento è durato fino alle 3 di notte, le indagini furono poi fatte da altri. Ma le posso dire che la situazione che si presentò sembrava, per le modalità, proprio quella di una rapina", ricorda ancora Bericotto.
E aggiunge: "Poi, sulla base di una serie di elementi emersi dai successivi accertamenti, la pista divenne un'altra. Il locale era chiuso a quell'ora, la signora si era preparata un bagno (Casagrande abitava in un appartamento sopra al locale, ndr), sul fuoco c'era la moka con due tazzine pronte".
"Da qui si presume che aspettasse qualcuno che conosceva. Il fatto che avesse aperto il negozio dopo l'orario di chiusura e preparato la confezione di paste fece subito pensare a una persona entrata con l'intento di fare acquisti e che un qualche avvenimento possa aver portato a un delitto d'impeto", ha spiegato ancora.
Bericotto ci dice che tra le ipotesi privilegiate ci fosse proprio quella dell'omicidio seguito al rifiuto di avances indesiderate: "Non sembrava proprio una situazione premeditata, anche perché l'assassino ha usato prima un coltello, che si è rotto, e poi le forbici usate per confezionare i pasticcini".
"C'era tantissimo sangue e nell'usare il coltello anche la persona che ha colpito la signora 22 volte si è ferita. Visto che Casagrande probabilmente gridava e chiedeva aiuto, strappò un lembo di una tenda per impedirle di farlo".
A portare l'attenzione degli investigatori su Gorghetto sarebbe stata proprio una traccia di sangue trovata sulla tenda. Infatti, pochi anni fa, il 57enne era stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale ed è in quell'occasione che il suo Dna è stato inserito nella banca dati nazionale.
Inserimento che ha restituito un match con le tracce biologiche raccolte sul scena del delitto. "Una svolta inaspettata. – commenta Bericotto – Sembra che l'indagato frequentasse come cliente il locale e non è escluso che sia stato sentito a suo tempo, ma come tantissime altre persone".

"Nessuna però fu indagata perché non si cercò un capro espiatorio, semplicemente gli indizi non portarono a nulla di concreto. Un collega che ha svolto attività mi ha detto anche che non ricorda se l'indagato fu tra quelle che sentì allora, ma non possiamo escluderlo – aggiunge – Oggi, se il riscontro del Dna dovesse avere la consistenza necessaria, abbiamo una firma".
Gorghetto fino a oggi non era mai stato inserito nella lista dei principali sospettati, anche perché all'epoca aveva 22 anni, era molto più giovane di Casagrande e non rientrava nelle sue frequentazioni.
"Tutto faceva pensare a un omicidio a sfondo sessuale. La signora aveva diversi spasimanti, era una persona solare e qualcuno potrebbe aver frainteso", aggiunge ancora l'ex militare. "Gli indizi erano circoscritti a quanti, in qualche modo, avevano manifestato interesse, tra questi ci fu anche il comandante della stazione dei Carabinieri. Non fu escluso nessuno".
Bericotto ha commentato anche una lettera, inviata all'epoca e di cui si è tornato a parlare nelle scorse settimane, in cui veniva menzionata la possibilità che la scena del crimine fosse stata ripulita e dunque contaminata.

"Si tratta di inesattezze, visto che la scena è stata pulita solo al momento del dissequestro. – ha precisato l'ex carabiniere – Fu rimossa solo una quantità di sangue lungo il corridoio che impediva il passaggio. Parliamo anche del 1991, i mezzi e la mentalità erano diversi, ma tutto fu documentato, fotografato e repertato".
"E il corpo non venne rimosso su nostra iniziativa, ma previa autorizzazione del pubblico ministero, è l'unica persona che può prendere questo tipo di decisione", aggiunto. Nei giorni scorsi era anche circolata la notizia della distruzione degli indumenti indossati alla signora Casagrande al momento della morte.
"Erano imbrattati di sangue e rimasero per mesi presso gli uffici del nucleo che intervenne quella notte. Il comandante dovette segnalare che il materiale cominciava a creare problemi igienico-sanitari, per questo i vestiti furono inceneriti", ha ricordato ancora Bericotto.
"Furono tuttavia conservati i reperti che aveva senso mantenere dopo la campionatura. Se queste attività fossero state determinanti, oggi non saremo qui a parlare di questo caso. Ciò che andava fatto, venne fatto ed è quello ha permesso di individuare la corrispondenza oggi. – conclude – Staremo ora a vedere quello che verrà fuori nei prossimi mesi".