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18 Marzo 2015
10:57

Obama: “Legalizzazione marijuana tra i temi più importanti insieme ad ambiente e lavoro”

Il Presidente Usa: Le droghe, legali e illegali, rappresentano un problema. Ma tenere in prigione una persona per 20 anni non è produttivo. Le ricadute economiche e sociali sono evidenti a tutti.
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Il problema relativo alla gestione delle droghe leggere, ed in particolare della marijuana, riguarda tutta la società e deve essere risolto nell'interesse comune. Queste, in sintesi, le parole del Presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama in merito al crescente dibattito sulla legalizzazione della cannabis negli Usa. L'opinione del numero uno della Casa Bianca, rilasciata in un'intervista a Shane Smith cofondatore di Vice News, giunge nel mezzo della discussione sulla necessità – auspicata da un numero sempre crescente di attori politici e sociali –, di modificare le normative vigenti relative al possesso ed utilizzo della sostanza stupefacente ancora oggi illegale nella maggior parte delle nazioni.

“Credo che il tema della legalizzazione della marijuana debba venire dopo temi più importanti come i cambiamenti climatici, la situazione economica, il lavoro, la guerra e la pace nel mondo. Soprattutto per quanto riguarda i più giovani – ha spiegato Obama –. Credo, tuttavia, che questo tema possa rientrare all'ultimo posto di questa lista di priorità”. Il focus del presidente nordamericano si è poi concentrato sulle ricadute negative dell'attuale orientamento normativo americano per coloro che vengono arrestati e condannati per uso e possesso di cannabis. “Sono convinto che si debba separare l'aspetto relativo alla criminalizzazione dell'utilizzo della marijuana da quello relativo all'incoraggiamento del suo utilizzo – ha proseguito il Presidente democratico –. È fuor di dubbio che il nostro sistema giuridico sia attualmente concentrato sul diminuire il numero di reati passivi legati a questo tema, comportando nell'applicazione pratica gravi problemi soprattutto per specifiche comunità del paese, come quella di colore”.

Questo perché negli Stati Uniti l'essere arrestati e condannati per il possesso di sostanze stupefacenti, anche in quantità minime e relative a droghe leggere, fa sì che la fedina penale del condannato venga macchiata per sempre, andando a implicare in molti casi l'impossibilità – per il soggetto reo – di poter trovare lavoro dopo il periodo di pena. Molto spesso, inoltre, accade che per il semplice possesso di marijuana l'arrestato possa essere condannato, soprattutto se appartenenti a specifiche comunità come quella nera, a lunghi e ingiustificati periodi di detenzione in carcere.

“L'orientamento giuridico attuale – ha proseguito il Presidente Usa –, ha comportato che molte persone sono state espulse dal mercato del lavoro interno, proprio perché hanno la fedina penale sporca. Questa situazione sta generando sia un costo sociale elevato per le sproporzionate sentenze di condanna in carcere, sia per le conseguenze successive alla detenzione. Molti Stati hanno compreso che questo è un problema da risolvere. A livello nazionale potremmo fare qualche significativo passo in avanti sul piano della legalizzazione delle droghe, se un numero sufficiente di Stati si muovesse in questa direzione. Mettendo così il Congresso nella posizione di prevedere un nuovo dibattito sulla marijuana”.

Attualmente negli Stati Uniti la cannabis è considerata droga di primo livello, ovvero una sostanza dall'elevato potenziale stupefacente, venendo classificata alla stessa strenua di eroina, cocaina e Lsd (solo per citarne alcune) e venendo vietata anche per quanto riguarda l'utilizzo terapeutico. E proprio nel solco relativo al ripensamento della classificazione della marijuana, la settimana scorsa i senatori democratici Cory Booker, Kirsten Gillibrand e repubblicano Rand Paul, hanno presentato una proposta di legge in cui si chiede la riclassificazione della cannabisa dal droga di primo livello a droga di secondo livello (riconoscendo il minore potenziale negativo rispetto ad altre sostanze stupefacenti e aprendo all'utilizzo medico).

“La cosa che mi da fiducia, in questo momento – ha concluso Obama –, è vedere che il tema della depenalizzazione delle droghe leggere non è toccato unicamente dai democratici, ma recentemente anche da esponenti dell'ala più conservatrice del partito repubblicano. Questi ultimi hanno capito che non ha più senso mantenere tale status quo. Credo che ci sia una preoccupazione legittima e condivisa relativa agli effetti sulla nostra società, in particolar modo delle parti più deboli di essa, derivanti dall'utilizzo delle sostanze stupefacenti. In generale l'utilizzo delle droghe, legali ed illegali, rappresenta un problema della nostra società. Ma incarcerare qualcuno per vent'anni per un reato di questo tipo (relativo al possesso personale di marijuana, ndr) non è probabilmente la migliore strategia da adottare. E questo è un problema che deve essere affrontato da tutta la nostra comunità”. Al momento diciannove Stati e il District of Columbia hanno votato a favore della depenalizzazione per i reati connessi al possesso di piccole quantità di marijuana per uso personale. Ventitré Stati hanno dato il via libera alla cannabis per l'utilizzo terapeutico, mentre solo quattro hanno dato la luce verde per l'utilizzo ricreativo della marijuana.

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