Nuova esplosione alla fabbrica di Casalbordino, la denuncia: “In 6 anni 7 operai morti. Siamo stati ignorati”

Questa mattina, giovedì 9 luglio, intorno alle ore 8, una persona è morta e un'altra è rimasta ferita all’interno della ex Sabino Esplodenti di Casalbordino, in provincia di Chieti. Non è la prima volta che lo stabilimento specializzato in smaltimento di ordigni e munizioni finisce al centro di episodi di cronaca. Dal 2020 a oggi si sono verificati tre incidenti gravissimi nei quali hanno perso la vita un totale di sette operai.
Nel 2025 l'azienda ha cambiato proprietà passando dalla italiana Sabino Esplodenti alla Arca Defence Italy SpA, società con sede a Milano appartenente al gruppo turco Arca Defence, specializzato nel settore della difesa.
"Siamo arrivati a sette morti, è un triste record. Dopo i primi due incidenti, un paese normale avrebbero imposto la riconversione dell'azienda verso produzioni meno pericolose. Già con il primo incidente abbiamo presentato diversi esposti per chiedere chiarezza, ma siamo stati ignorati". Lo spiega a Fanpage.it Augusto De Sanctis, portavoce dell'associazione ambientalista Forum H2O Abruzzo.
Il problema sicurezza: "Impianto a rischio di incidente rilevante"
De Sanctis nel 2023 si era già esposto sulle pagine di Fanpage.it segnalando "l'assenza di piani d’emergenza in caso di incidenti". Oggi torna a denunciare pubblicamente la situazione alla ex Sabino Esplodenti: "Quando la società civile accetta che ci siano incidenti ripetuti di questo genere vuol dire che abbiamo un problema molto, molto profondo che va oltre la volontà di profitto. Evidentemente la nostra società è entrata in una nuova dimensione dell'economia e dei rapporti sociali in cui accetta qualsiasi livello di sacrificio".
E sui piani di emergenza spiega: "Non sappiamo se siano stati poi aggiornati o pubblicati perché intanto c'è stato il passaggio di proprietà e l'azienda ci risulta non in produzione, con solo le attività manutentive in corso e la maggior parte degli operai ancora la cassa integrazione".
E sulla pericolosità della ex Sabino, De Sanctis si rifà alla Direttiva Seveso, con la quale l'Unione Europea ha imposto agli stati membri di identificare i propri siti a rischio. "La fabbrica rientra tra i siti censiti. Significa che è classificata ufficialmente come impianto a rischio di incidente rilevante". Inoltre, tutti gli incidenti devono essere comunicati dal Ministero dell’Ambiente alla Commissione Europea.
La nuova proprietà e la richiesta di Valutazione di impatto ambientale
Nel 2023 la fabbrica venne sottoposta a sequestro dopo la morte di tre operai: Gianluca De Santis, Fernando Di Nella e Giulio Romano. Per quella vicenda dieci persone, tra cui i vertici dell'azienda, sono attualmente indagate per omicidio e disastro colposi. Assolti invece perché il fatto non sussiste gli imputati a processo per il precedente disastro, quello del 2020 in cui persero la vita Carlo Spinelli, Paolo Pepe e Nicola Colameo.
La fabbrica è stata dissequestrata nella primavera del 2024. "Da dopo il sequestro ci risulta che siano state fatte solo le attività di riavvio, quindi non era attiva da un punto di vista produttivo in senso stretto", aggiunge il portavoce.
Con il passaggio nel settembre 2025 ad Arca Defence è stato però avviato un iter per rivedere in parte la produzione della fabbrica. La nuova proprietà ha infatti attivato una procedura di Valutazione Preliminare allo scopo di determinare se le modifiche strutturali che vuole applicare al sito produttivo debbano essere sottoposte o meno a una procedura di Valutazione d'Impatto Ambientale.
Le modifiche andranno a incidere anche sulla produzione, e mirano a riconvertire alcuni locali dal confezionamento di esplosivo di "II categoria per uso civile" al confezionamento di "cariche di lancio", tipicamente usate nell'industria bellica. Cambiamenti che l'azienda presenta come "non sostanziali" e "migliorative" per l'ambiente e la sicurezza.
Lettura su cui non concorda De Sanctis: "Dopo i primi due incidenti, un paese normale avrebbe imposto la riconversione dell'azienda verso produzioni meno pericolose. Qui invece, appena prima di questo terzo incidente, l'azienda aveva chiesto addirittura di produrre cariche di lancio per munizionamento".
Il Comitato VIA si è riunito il 2 luglio e ha deciso un rinvio per poter effettuare maggiori approfondimenti. Per De Sanctis, è a questo punto che la vicenda ambientale incontra quella sociale: "Il disinteresse verso le questioni ambientali è un campanello d'allarme che indica, a nostro avviso, una grande svalutazione. L'attenzione nei confronti di questa azienda da parte degli enti la si capisce dai numeri: 7 morti".