Riceviamo e pubblichiamo:

"Buonasera, vi scrivo perché faccio parte del gruppo dei disperati “congiunti fuori regione “ che chiedono di essere ascoltati in qualche modo. È paradossale riconoscere il diritto agli affetti soltanto all’interno di stretti confini regionali, tagliando fuori i diritti di tante altre coppie, famiglie, figli che passano i giorni in balia della prossima conferenza del presidente Conte, alternando pianti disperati a incessanti ricerche su Google nella ricerca di un briciolo di speranza.

La mia storia è particolare perché lavoro in Piemonte, ho la residenza e la mia famiglia nel Lazio e il mio fidanzato per pochissimi km residente in Umbria, proprio al confine con il mio paese. Un disastro ai tempi del coronavirus insomma. Ci dobbiamo sposare ma non c’è stato modo né di ricevere l’anello, né di bloccare la chiesa, né cercare casa… ogni progetto rimandato nell’attesa di quando ci potremo riabbracciare. Non servirà a niente sbloccare le regioni dalla Toscana in giù né consentire gli spostamenti entro un raggio di km. Vogliamo vedere riconosciuto il nostro diritto ad essere felici, come chi ha la fortuna di lavorare, vivere e avere i propri affetti nello stesso territorio regionale".

Sperando di essere ascoltati
La ringrazio

Vanessa A.