"Era molto arrabbiato piangeva e urlava in dialetto: ‘O mi uccido o vado a ucciderla‘". A parlare è l’amico di L.M., il fidanzato 17enne reo confesso dell’omicidio di Noemi Durini. Come si evince dell'ordinanza del gip Ada Colluto, il  ragazzo, di fronte agli inquirenti che indagano per il caso di cronaca che da giorni sta catalizzando l’attenzione dei media italiani, ha ricordato le parole del giovane la sera prima del giorno della scomparsa della adolescente salentina: era il 2 settembre, il giovane confessava le sue intenzioni all’amico ed è per questo che gli viene contestata anche la premeditazione. È ipotizzabile, secondo il giudice, che il 17enne "abbia agito con premeditazione poiché la sera precedente intorno alle 21, un amico l'aveva visto all'esterno di un bar di Montesardo che vistosamente arrabbiato piangeva ed urlava dicendo in dialetto locale o mi uccido vado ad uccidere questa ….". Il magistrato ha convalida il fermo del fidanzatino di Noemi per l’omicidio volontario con le aggravanti dei futili motivi, della crudeltà e, come detto, della premeditazione. Il gip ritiene concreto il pericolo di fuga, poiché "emergono elementi di labilità psichica i quali rendono concreta la possibilità ….che egli si renda irreperibile magari anche per risolvere a suo modo la situazione di totale avversione sociale nei confronti suoi e della sua famiglia".

Il ragazzo nel frattempo ribadisce la sua versione negli interrogatori: "Quella notte ci siamo incontrati perché lei mi aveva nuovamente chiesto di uccidere i miei genitori e simulare una rapina, ribadì che se non collaboravo l'avrebbe fatto con Noemi… Avevano deciso di comprare una pistola”. La 16enne avrebbe però optato per un coltello: l’arma che il ragazzo le avrebbe preso di mano per colpirla una volta con la lama, che si è spezzata, e due volte con le pietre. Gli avvocati del ragazzo, Paolo Pepe e Luigi Rella, hanno chiesto una perizia che stabilisca la capacità d'intendere e di volere dell'indagato al momento dei fatti. E come si sa sotto la lente di ingrandimento della Procura  c’è anche B. M., padre del reo confesso, 41 anni di Montesardo. L’uomo è accusato di sequestro di persona e concorso in occultamento di cadavere.