Scorgo un'arietta di minimizzazione e banalizzazione sui "forconi" che oggi hanno "arrestato" Osvaldo Napoli, ex parlamentare reo di "avere usurpato un potere politico esercitato indebitamente." L'iniziativa (simbolica ma non troppo) si è svolta di fronte al Parlamento con tanto di ripresa video (prontamente rilanciata) e una cattura fisica interrotta dai carabinieri presenti. La notizia ha sollevato la solidarietà (piuttosto pelosa, in alcuni casi) di molti parlamentari e, dall'altra parte, un'alzata di spalle come se fosse una scaramuccia.

Chiariamo subito: prendere ad esempio questi invasati dai comportamenti fascisti (e anche dalle vicinanze politiche, poiché già a suo tempo il "Movimento dei Forconi" in molte parti d'Italia era una costola dell'ultradestra) per solleticare l'attacco contro questo o quel partito non mi interessa qui ora ma che dei cittadini (per quanto ignoranti e invasati) mettano in piedi una sceneggiata del genere in nome del "governo illegittimo" è figlio di un tempo che parte da molto lontano e che è stato chiamato in cento modi diversi, da antipolitica a populismo, ma che punta principalmente a un obiettivo: lo sfruttamento abietto dell'analfabetismo politico e la sua incessante concimazione.

Giocare alla banalizzazione della politica e, soprattutto, impegnarsi nella sua propagazione è il metodo più veloce e meno faticoso per monetizzare l'indignazione che in tempi di crisi e disperazione è il sentimento (bipartisan) più diffuso. L'indignato senza speranza non ha più orecchie né voglia di ascoltare soluzioni: l'indignato ha come obiettivo il rovesciamento dell'esistente convinto com'è di poter frugare tra le macerie per qualcosa in più di ciò che potrebbe costruire. È un sentiero stretto e tortuoso quello dell'indignazione ed è una corda che richiede equilibrio l'andare a giudicarla e scriverne: dentro di solito pascolano tranquilli quelli che fingono di non vedere il malessere e allo stesso modo coloro che lo cavalcano. Vincono sempre i furbi, insomma, quando si pigia il pedale della disperazione e dell'analfabetismo, e i "forconi" di quei furbi sono i figli naturali. Pessimi come i loro padri.

Non mi fanno sorridere i forconi che arrestano Osvaldo Napoli, no. Non mi fanno sorridere perché in nome della caduta del presunto autoritarismo degli altri ci vorrebbero imporre il loro: chi ha detto che quegli imbecilli mi dovrebbero rappresentare? Chi li ha eletti oltre al loro malessere sparutamente organizzato? Non mi fanno sorridere perché sulla loro pagina Facebook (che vorrei poter non linkare per ecologia morale) scrivono "Viva idduce il lavoro e la libertà. Risorneremo prima o dopo"!, "Faremo molto peggio. Solo un antipasto", "Se vi cagate sotto va bene ma nn date contro a chi invece prova a cambiare le cose", "pARTIGIANI E ALOISI VARI, FORSE VI STATE PREOCCUPANDO? AHAHAHAH", " HO VISTO CHE I POLIZIOTTI HANNO FERMATO TRE RAGAZZI,DOVE SONO? LIBERIAMOLI E GUAI A CHI LI TOCCA. ". E foto di Mussolini vari.

Non mi fanno sorridere i forconi perché sono fascismo; fascismo patetico ma fascismo. Non mi fanno sorridere perché tra loro c'era un ex carabiniere (Antonio Pappalardo) in pensione che mi fa vergognare e preoccupare. Non mi fanno sorridere i forconi perché l'ignoranza è sempre portatrice di periodi bui e perché non mi perdonerei mai di avere sottovalutato un segnale così nero.

L'analfabetismo politico porta risultati brevi ma lascia macerie nel tempo. Cultura politica: ecco la riforma più urgente.